ACINO XLIII


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Stefano Passigli (Firenze, 1938), politico, con attività nella Sinistra per quattro legislature, accademico, editore, editorialista del Corriere della Sera, a pag. 28 di questo quotidiano di lunedì 14 ottobre, ha enucleato in un ponderato fondo le sue considerazioni, dal titolo “Dibattito sulla legge elettorale – Meglio la democrazia consensuale”. Iniziamo dall’incipit: “L’Italia ha avuto in 15 anni cinque diverse leggi elettorali sino ad oggi e tutte caratterizzate da un mix di proporzionale e maggioritario. Perché allora si vuole tornare al proporzionale? “Tralasciando le motivazioni di FI e Lega, veniamo al “dunque”. “In realtà, una modifica dell’attuale legge elettorale è imposta dal taglio del numero dei parlamentari: riducendo a 200 i senatori, nella metà delle Regioni nessun partito che non consegua almeno il 15% del voto, potrà essere rappresentato, con una fortissima compressione della rappresentanza a rischio di costituzionalità”. Ma non solo: “Anche l’elezione del presidente della Repubblica verrà alterata dal modificato rapporto tra il ridotto numero dei parlamentari e l’invariato numero degli elettori indicati dalle Regioni”. Penetrando più nel profondo del problema, emergono considerazioni politiche di tutto rispetto: infatti “i sistemi maggioritari sono adatti solo a Paesi a forte coesione sociale e privi di conflitti politici fondamentali”. “Nei sistemi proporzionali, invece, proprio la distribuzione proporzionale dei seggi, rende lo scontro meno acceso, anche se obbliga a governi di coalizione”. Mentre nel maggioritario maggioranza ed opposizione condividono principi fondamentali di base, di valenza democratica, in un Paese diviso “leggi elettorali proporzionali consentono più facilmente di raggiungere quel minimo di consenso politico e di integrazione sociale che ne assicurano la governabilità”. Quanto all’Italia, dunque, sarà il proporzionale a garantire la governabilità, facendo appello a chi ci governa, infatti “Compito dell’élite è unire il più possibile il paese, non dividerlo”, infatti “il proporzionale è più adatto a un paese diviso, il maggioritario acuisce i contrasti”. Così l’autore: Il nostro Paese ha già pagato in passato un prezzo molto alto a questo mix di ideologia e promesse illusorie”.



a cura di Giuseppina Serio

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