Guido Rossa, sindacalista e fotografo


A cura di Gianna MONTANARI - LA VOCE E IL TEMPO (9 OTTOBRE 2022)



Da Genova approda a Torino al Polo del Novecento la bella mostra su Guido Rossa fotografo, prodotta dalla Fondazione Palazzo Ducale di Genova, a cura di Gabriele D’Autilia e Sergio Luzzatto.
È allestita dall’Istoreto (Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della Società contemporanea ‘Giorgio Agosti’) con la collaborazione della Fondazione Nocentini, della Biblioteca Nazionale del Cai e altri. Sono circa 70 fotografie, pubblicate grazie alla disponibilità della figlia Sabina Rossa, che ha permesso l’accesso agli archivi della famiglia, che ci presentano un aspetto meno noto di Guido Rossa, l’operaio dell’Italsider di Genova Cornigliano e sindacalista assassinato il 24 gennaio 1979 dalle Brigate Rosse, che con questo delitto intesero vendicarsi del delegato di fabbrica che aveva fatto scoprire e denunciato un brigatista che diffondeva volantini nella fabbrica.
È doveroso questo ricordo della sua morte, anche perché, per Luzzatto con il suo omicidio si dissolse quella atmosfera di indifferenza mostrata da una ‘zona grigia’, presente anche nelle fabbriche, figlia non solo della paura, ma anche della viltà di tanti.
Ma Guido Rossa non fu solo questo. Dalla presentazione di Paolo Borgna, nuovo presidente dell’Istoreto, emerge un personaggio a tutto tondo, un uomo ricco di interessi, un marito e un padre affettuoso, un appassionato di montagna (alpinista eccelso, nelle parole di Enrico Camanni) e di fotografia.
Nato a Cesiomaggiore in provincia di Belluno nel 1934, dopo i primi anni di lavoro alla Fiat di Torino come fresatore, nel ‘61 si trasferì a Genova all’Italsider, dove fu eletto delegato di fabbrica per la Fiom Cgil.



Come componente del Gruppo alta montagna del Cai Uget di Torino fece parte del coordinamento della spedizione italiana del ‘63 in Nepal che tentò di conquistare il Langtang
Lirung. In fotografia unì la passione per la montagna alla curiosità per la vita quotidiana di uomini e donne, nella sua città come nei villaggi nepalesi, sui ghiacciai e sulle alte cime, «anche in una piccola cosa», come dice il titolo della mostra. Le immagini ci raccontano Genova degli anni ‘60 e ‘70, la città di De André, degli scioperi operai e del terrorismo. Ammiriamo una indimenticabile «Violetta» barbona che meriterebbe una ballata di De André, le immagini della spedizione in Nepal, molto suggestive: il Primo
campo al Kyungka, la massa ghiacciata del Langtang-Lirun, l’ascensione nello sperone della seraccata.



Nell’immagine di presentazione della mostra, Verso il campo base del Langtang-Lirun, apprezziamo in primo piano la figura dello sherpa girato verso l’osservatore, che sovrasta la scena viva degli altri uomini e del paesaggio.



Ma oltre ai paesaggi sono stupende le immagini di vita quotidiana nella sua Genova o in quei luoghi così distanti:
Tre bambine nel centro storico di Genova, Chiesa di san Giovanni con asino a Torrazza (Imperia), Madre con due figli a Dunque; Ragazzino con il rocchetto di un aquilone e ancora Classe elementare allestita in un tempietto.



È stato possibile anche recuperare la voce di Guido Rossa che al registratore spiega le fotografie e anche questo rende davvero sorprendente e commovente questa esposizione.



La Mostra è accompagnata da varie iniziative seminariali, di cui si trova notizia sul sito www. istoreto.it.



 

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