Perché ci auguriamo “Buona Pasqua”? di Gianna Montanari

Scarica Documento

Perché ci auguriamo “Buona Pasqua”? Fatta ecccezione per chi è credente e avverte il senso profondo della Resurrezione di Cristo, per molti la Pasqua è semplicemente una festa sul calendario, l’occasione di una vacanza. Al di là dell’abitudine, della trasformazione del sacro in ritualità consumistica, che cosa veramente auguriamo agli amici e a noi stessi? “In cerca di risurrezione” s’intitola l’articolo di Vito Mancuso su “La Stampa” di sabato 8 aprile 2023 (pag. 30), che intende dare una risposta profonda al malessere che percepiamo, alla sensazione che dentro di noi qualcosa stia morendo. Per Vito Mancuso siamo anche noi in cerca di resurrezione in questo preciso momento storico, in cui sembra non appartenerci più l’idea di “anima”. Il concetto di anima, presente in tutte le grandi civiltà antiche, sottolinea la peculiarità dell’essere umano, la sua differenza dal resto del mondo materiale. Al concetto di anima si legano concetti analoghi: lo spirito, la coscienza, la libertà; tuttavia, secondo Mancuso, dentro di noi qualcosa sta morendo: sta agonizzando “la nostra differenza specifica di esseri umani”, forse perché siamo di fronte a svolte drammatiche della vita sociale di fronte a cui ci sentiamo sopraffatti: la guerra nucleare, l’emergenza climatica, lo scollamento fra generazioni, le abissali sperequazioni fra i pochi super ricchi e le masse di diseredati.



Di fronte a questi fenomeni, che ci pare di non poter controllare, a peggiorare le cose interviene quella che Amos Oz definisce “l’infantilizzazione delle masse”, ovvero il processo che cancella il confine tra politica e spettacolo, per cui non si vota chi può governare meglio, ma chi ci sa emozionare. La nostra interiorità corre il pericolo di essere distrutta, affermava Hannah Arendt, e forse noi siamo già in parte hackerati. Quando parliamo, chi parla dentro di noi? È sicuro che, in un mondo in cui non si crede all’anima spirituale, noi soffriamo di sfiducia in noi stessi. “È questa la malattia mortale, la via crucis di noi postmoderni e postumani: la sfiducia nella nostra umanità”. Oggi siamo solo capaci di mettere in evidenza le nostre miserie, ma non tutto è miseria. E la resurrezione di cui parlano i Vangeli può essere un dono per tutti, credenti e non, perché rimanda alla speranza e alla visione positiva del processo vitale. È la fiducia che potrà curarci, è quell’ottimismo della volontà che faceva dire a Etty Illesum, prigioniera nel lager olandese di Westerbork (da cui sarebbe stata avviata ad Auschwitz e alla morte): “La miseria che c’è qui è veramente terribile, eppure, la sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, […] dal mio cuore si innalza sempre una voce – non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare – e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un frammento di amore e di bontà che bisognerà conquistare in noi stessi. Possiamo soffrire, nma non dobbiamo soccombere. […]. Perciò vi raccomando: rimanete al vostro posto di guardia, se ne avete già uno dentro di voi”. L’anima […] è questo posto di guardia dentro di noi, afferma Mancuso, invitando ciascuno di noi a non perdere la speranza e a svolgere il proprio ruolo, grande o piccolo, nella società. In questo consiste la risurrezione, con questo recuperiamo la nostra anima. A tutti e tutte l’augurio di una vera Pasqua di risurrezione.



Gianna Montanari

A tua disposizione il documento:
MancusoIncercadi risurrezione.pdf
Puoi leggerlo o scaricarlo...