Educazione alle relazioniā€... Che dire?

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Un’ora settimanale di "educazione alle relazioni"... Che dire? Ma basta, per favore.



Basta considerare la scuola, ipocritamente, come la discarica di ogni rifiuto sociale.



Basta considerare la scuola, illusoriamente, come il rimedio di ogni nefandezza.



Basta, soprattutto, moltiplicare le educazioni a questo e a quello e travolgere alunni ed alunne di eventi spot, dalle giornate del ricordo di questo e di quello perchè questo e quello non accadano mai più (si è visto…) alle attività aggiuntive e integrative, che pure in tanti casi sono di qualità notevole.
Negli ultimi anni è stato un profluvio: Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), Orientamento (da non confondere con l’orientamento dei pcto), Educazione civica (comprensiva tra l’altro dell’Agenda 2030 e del suo obiettivo 5 sulla parità di genere, oltre che ovviamente della cittadinanza digitale e di tante altre cose), ricorrenze del calendario civile, progetti extracurricolari, ecc.



Solo chi lavora nella scuola sa quante centinaia di ore vengono impiegate per “stare al passo coi tempi”.
Ma quanto Italiano e quanta Matematica stiamo sottraendo a queste ragazze e a questi ragazzi? Non è un danno solo per la società, per l’economia e per la cultura, ma proprio per loro, per la loro formazione morale, per la loro educazione. Avete mai pensato al rapporto strettissimo tra il “rigore” della sintassi, del lessico, dell’argomentazione logica, della creazione artistica, dell’aritmetica, della geometria, e il “rigore” nel suo significato etico di dirittura morale e di solidità educativa? Rigore grammaticale, rigore matematico, rigore estetico e rigore etico si tengono. Ma quanta educazione all’affettività, quanta intelligenza relazionale, quanto esercizio all’introspezione passano attraverso le trame di un romanzo e si nascondono nelle "finzioni" letterarie? E quante cose, quante emozioni anche inconfessabili e scabrose,  possono finalmente avere un nome e una collocazione nel mondo, arricchendo il proprio lessico? E quale magnifica palestra è l’esercizio deduttivo? Si impara a sospettare della soluzione più semplice, delle apparenze, a trattenere la pulsione dell’immediatezza per sacrificarla alla magnificenza del pensiero astratto e della razionalità. O davvero qualcuno crede che il “rispetto” delle “regole” delle “discipline” scolastiche non abbia proprio nulla a che fare con il rispetto, con le regole e con la disciplina? 
Un’istanza anche giusta, aprire la scuola al territorio, si è sviluppata in direzioni così incontrollate ed esasperate che il rischio obiettivo, concreto, quotidiano, è che la scuola non faccia più la scuola, non faccia più Italiano e Matematica. Ma davvero è il prezzo che vogliamo pagare in nome del beneficio tutto teorico di una società che diventerebbe meno razzista, violenta, misogina, mafiosa e discriminatoria solo perché la scuola si ferma a riflettere e a fare laboratori coi minori sul razzismo, sulla violenza, sulla misoginia, sulla mafia e sulle discriminazioni, senza che nel frattempo nulla cambi sul piano delle strutture economiche, sociali, politiche, massmediatiche e simboliche? Qualcuno davvero può pensare che le donne abbiano conquistato, che so, il diritto di voto o l’accesso in magistratura per aver studiato parità di genere a scuola? 
Ogni volta che la scuola si lascia prendere ( o viene costretta a farsi prendere) dall’ossessione dell’attualità, mi vengono in mente le “Considerazioni inattuali” di Nietzsche. Essere inattuale (comprendere un teorema, risolvere un problema, leggere e decifrare un testo, scrivere, cercare le parole, ecc.) potrebbe essere per la scuola il più grande servizio a un’attualità più bella, più giusta e più umana.
E infine, siccome c’è sempre un lato comico anche nelle cose serie: siete proprio sicuri di voler continuare a darmi lo stipendio per fare prediche moralistiche su cose rispetto alle quali non ho nessuna competenza o, in alternativa, per limitarmi ad aprire la porta della mia classe una volta al/la poliziotto/a, una volta all’operatore/trice finanziario/a, una volta all’avvocato/a, una volta allo/a psicologo/a, una volta all'imprenditore/trice, una volta al/la testimone, e ora pare anche all’influencer?
Nel caso vi pregherei di non infierire differendo ulteriormente l’età della pensione.



di Giovanni Missaglia