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L’abito laico di Giorgio La Pira

Posted on 24 Aprile 2026

Piero Antonio Carnemolla, L’abito laico di Giorgio La Pira. Analisi bibliografica per temi (2000-
2025), (Fondazione «Giorgio La Pira» – I libri della Badia,34) Firenze, Edizioni Polistampa,2026,
404 pp.
Il volume che l’Autore ha voluto dedicare a Giorgio La Pira è frutto di una appassionata
ricerca, singolare come si dirà, intesa a mettere in risalto non solo alcuni aspetti della personalità del
venerabile, ma il grande interesse suscitato dagli studiosi, circostanza non registrabile nei confronti
di personalità cristiane dello scorso secolo.
Il volume, presentandosi come analisi bibliografica, è una vera e propria biografia che il
Carnemolla riesce a comporre analizzando una mole di scritti di cui il futuro studioso non potrà non
tenere presente.
I lavori monografici su personaggi che hanno segnato la storia sia politica che culturale e
religiosa si sviluppano con una sequenza temporale che va dalla nascita alla morte del personaggio
scelto. Un sistema di indagine poco utilizzato è quello che può essere definito “biografia per temi”,
raramente utilizzato ma che offre dei vantaggi perché mette a confronto gli scritti del biografato con
quello che hanno scritto e rilevato gli studiosi su di lui.
Nell’introduzione l’Autore spiega l’impianto del volume in questi termini: «I testi lapiriani e
i relativi studi presi in considerazione intendono tracciare una biografia di La Pira attraverso la scelta
di alcune tematiche che al meglio spiegano la sua instancabile e prodigiosa operosità fondata
laicamente e, per questo, oltre che ritenuta ingiustificata, anche incompresa e finanche derisa».
I ventotto capitoli con cui si compone il volume spiegano il tema di fondo che sorregge
l’intero lavoro. Il tema di fondo è quello di dimostrare che La Pira fu un uomo libero nel pensiero e
nell’azione! Questo profondo senso di autonomia fu percepito e consapevolmente esercitato fin dalla
giovinezza. L’Autore riporta, ricavato da uno studio di G. Miligi, lo scontro che il giovane La Pira
ebbe con lo zio Occhipinti grazie al quale godette di una ospitalità ultradecennale nella Messina
terremotata. Al pressante invito a rimanere a Messina, ritenendo di potere trarre vantaggi dal brillante
giovane, lo zio ricevette un netto rifiuto perché con mite ma irriducibile fermezza disse: «Ho studiato
per essere libero!». Gli esempi di una tale innata e coltivata propensione alla libertà sono individuabili
in tutte quelle situazioni in cui La Pira si trovò ad operare.
Quello della libertà è il filo rosso che ha animato l’operosità di La Pira. Questa dimensione
del suo spirito sempre più si affinò in tutte quelle circostanze in cui si venne a trovare ed è percepibile
in tutti quei passaggi di vita che lo videro professore di diritto romano, membro dell’Assemblea
Costituente, sindaco di Firenze, pellegrino di pace. Nella relazione che redasse per la Costituente La
Pira richiamò un principio che per Montesquieu costituisce l’oggetto più alto: la libertà civile e politica
del cittadino. Da Sindaco di Firenze condusse un’azione per l’epoca sorprendente, inusuale e anche al
limite del penalmente illecito. Ma era forse un reato difendere la povera gente, i lavoratori dagli ingiusti
licenziamenti, privare la persona dei diritti ad una esistenza dignitosa e come sancito dalla Costituzione?
Fu la stella polare della sua azione politica perché «… è la libertà, che è il respiro della persona e che
precede le primordiali esigenze di lavoro e di pane» (p.12).
Su altro versante il siciliano La Pira non risparmiò critiche a Papi e vescovi, laici e sacerdoti,
ma sempre con quella compostezza, riservatezza e signorilità che sempre ha animato le sue azioni.
Basterebbe solo sfogliare i capitoli dedicati ai rapporti intrattenuti con Pio XII, Giovanni
XXIII e Paolo VI per rendersi conto come La Pira pur mostrandosi, e lo era, rispettoso delle
indicazioni e posizioni della gerarchia e del Papa in tema di questioni temporali, non esitava ad
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indicare soluzioni e proposte talvolta in polemica con quelle ufficialmente adottate e ritenute
indiscusse. Per rendersi conto di questo aspetto spesso trascurato dagli studiosi l’Autore in molte
pagine del testo fornisce esempi evidenziando la fiera posizione di un La Pira, cattolicissimo ma, in
un certo senso, “libero pensatore”, in temi che non riguardavano il dogma. Basterebbe leggere il
capitolo dedicato alle “Lettere ai Papi” per rendersi conto del coraggio di un laico cristiano che,
sorretto dalla grazia divina e da una capacità di intuizione luminosa, indicava progetti e soluzioni che
avrebbero potuto raddrizzare il corso della storia sia civile che religiosa per raggiungere quel
traguardo prefigurato dal profeta Isaia.
Una particolare menzione è da riservare al capitolo “La Pira romanista”. Il Carnemolla, già
magistrato, fa conoscere un aspetto poco studiato e spesso sfiorato dagli studiosi: lo studio del diritto
romano che gli permise di inquadrare i problemi “architettonicamente” come felicemente li definì un
suo ammiratore quale fu P. Grossi. Trascurare i motivi che indussero il giovane La Pira a iscriversi
alla Facoltà di Giurisprudenza a Messina e poi quella di professore di diritto romano, è una lacuna
che non riesce a spiegare la ricca personalità. Uno dei tanti motivi che lo indusse a quella scelta lo
scrisse già nel 1933 a Salvatore Pugliatti: «Credilo, c’è tanta luce in questo panorama di istituti che
offrono allo sguardo linee architettoniche così belle! Il Diritto Romano va insegnato così: mostrando
queste prospettive ricche di simmetria; solo così il nostro insegnamento ha una funzione educativa di
grande importanza». Il saggio dedicato al “La Pira romanista” si conclude con il riportare ampiamente
quel che hanno scritto i giuristi Pierangelo Catalano, Massimo Brutti e Patrizia Giunti.
Se i testi monografici lapiriani non sono numerosi, la sorprendente attività di scrittore come
epistolografo è desumibile dalle lettere che scrisse sin dalla prima giovinezza e fino a quel sabato
senza vespri che preconizzò anzitempo. Alle lettere ai Papi, ai vescovi, alle claustrali, ai politici di
ogni nazione e di ogni credo religioso – tra i più frequenti a Fanfani, Moro, Andreotti – bisogna
aggiungere quelle indirizzate a personalità di rilievo quale la fedele segretaria Fioretta Mazzei, ma
anche sconosciute quali quelle a Paola Ramusani. In particolare la lettura di queste lettere fanno
scoprire il laico La Pira direttore d’anime, in un certo senso originale e innovatore sì da annoverarlo
tra i più rinomati maestri della teologia spirituale.
Nello scorrere il volume si comprende come l’Autore riesce a dimostrare, utilizzando gli
scritti su La Pira nello scorso venticinquennio, come il laico cristiano di oggi dovrebbe essere animato
dal paradosso evangelico e incarnarlo nel mondo in cui vive. La sua non fu una spiritualità
devozionale scissa dalla vita di relazione con il mondo profano, ma una immersione nella vita
quotidiana come quella comune della “povera gente”. Dovrebbe essere proprio questa la spiritualità
nuova per i nostri tempi nuovi. La Pira ha saputo incarnare lo spirito autentico del Vangelo ed è non
solo un esempio ma una guida per l’uomo d’oggi e anche per quello di domani
Il volume si chiude col riportare un saggio del compianto Vittorio Peri postulatore, nella fase
del processo fiorentino, della causa di beatificazione.
Nino Giordano

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