{"id":837,"date":"2026-01-10T19:44:00","date_gmt":"2026-01-10T18:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/?p=837"},"modified":"2026-01-11T19:41:40","modified_gmt":"2026-01-11T18:41:40","slug":"furio-jesi-un-ricordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/2026\/01\/10\/furio-jesi-un-ricordo\/","title":{"rendered":"Furio Jesi. Un ricordo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Gianna Montanari<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Furio Jesi \u00e8 stato mio compagno di scuola in quarta e quinta ginnasio e in parte della prima liceo nel liceo \u201cVittorio Alfieri\u201d di Torino negli anni dal 1954 al 1957. Lo ricordo come un ragazzo un po\u2019 gracile, alto e magro, con un gran ciuffo di capelli e gli occhi scuri. Per un certo periodo, non ricordo esattamente in che classe, sedeva dietro di me, nella fila vicino alla finestra. Pur essendo un genio, cosa che tutti avevamo intuito, era pur sempre un ragazzino, con cui scambiavo dispetti infantili; non ricordo bene, mi pare che mi tirasse i capelli qualche volta e non so pi\u00f9 come io reagivo. Nello stesso tempo per\u00f2 mi raccontava che scriveva articoli per una rivista di egittologia e aveva avuto contatti con Ernesto Scamuzzi, allora direttore del Museo Egizio. Sulla sua pagella, costellata di nove, stava scritto \u201corfano\u201d. Suo padre Bruno, ebreo, ufficiale di cavalleria medaglia d\u2019oro al valor militare per la partecipazione alla guerra d\u2019Etiopia, era morto nel 1943, quando lui era piccolissimo; al riguardo alcuni studiosi sostengono che l\u2019assenza della figura paterna, pur presente nel suo immaginario, abbia molto influenzato il suo pensiero. L\u2019aveva quindi allevato la madre, Vanna Chirone, che era stata insegnante di Storia dell\u2019arte nel nostro Liceo. L\u2019aveva sempre lasciato libero di scegliere, anche quando Furio aveva deciso di interrompere gli studi in prima liceo, perch\u00e9 si annoiava e aveva deciso di continuare ad apprendere da solo. Pertanto Furio Jesi non consegu\u00ec il diploma di maturit\u00e0 e non si laure\u00f2. Ci\u00f2 nonostante, grazie ai suoi studi e alle sue pubblicazioni, \u201cper chiara fama\u201d ottenne nel 1976 la cattedra di Letteratura tedesca all\u2019Universit\u00e0 di Palermo. Negli anni successivi si trasfer\u00ec all\u2019Universit\u00e0 di Genova e in quella citt\u00e0 mor\u00ec nel 1980 per le esalazioni di monossido di carbonio da uno scaldabagno difettoso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si era sposato giovanissimo, a vent\u2019anni; era Italia \u201861 quando lo incontrai, mentre con mia madre ero in coda per entrare a vedere non so quale mostra, forse a Stupinigi; aveva la moglie Marta al fianco e un bimbo di pochi mesi in braccio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non lo rividi pi\u00f9 da allora, ma dopo la sua morte improvvisa ho seguito le celebrazioni che si sono tenute in suo ricordo e ho, in certa misura, ripercorso la sua storia. In poco pi\u00f9 di vent\u2019anni&nbsp; pubblic\u00f2 una quantit\u00e0 notevolissima di opere, che svariano in diversi settori. Partendo da un primo saggio sulla ceramica egizia (1958), scrisse diverse opere attinenti alla letteratura tedesca, tra cui <em>Germania segreta. Miti nella cultura tedesca del \u2018900 <\/em>(1967); nel \u201868 pubblica <em>Letteratura e mito<\/em>, in cui ci sono i suoi primi studi su Rainer Maria Rilke oltre che su Cesare Pavese e altri poeti. Nel 1970 pubblica una raccolta di poesie, <em>L\u2019esilio<\/em>, mentre successivamente continuano i suoi studi su Rilke, Thomas Mann, Rousseau, Kierkegaard, Hermann Hesse, Pascal, l\u2019Illuminismo, Bertolt Brecht&#8230;; sulla preistoria scrive <em>Il linguaggio delle pietre. Alla scoperta dell\u2019Italia megalitica; <\/em>per i suoi figli bambini scrive la favola <em>La casa incantata<\/em>, pubblicata postuma nel 1982 con le illustrazioni di Emanuele Luzzati. Nel 1979 scrive C<em>ultura&nbsp; di destra<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Politicamente Furio Jesi non esiter\u00e0 a definirsi marxista, dichiarazione che interromper\u00e0 la sua amicizia con K\u00e1roly Ker\u00e9nyi (1897 &#8211; 1973), grande filologo ungherese, studioso delle religioni e del mito. Il mito fu il tema centrale intorno a cui ruot\u00f2 la ricerca di Jesi: nel mito del passato si trovano le radici del presente e sono infinite le vie che collegano il mito alla realt\u00e0 nella storia dei popoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molte delle sue opere sono ripubblicate ancora oggi, in particolare dall\u2019editore Nottetempo a cura di Andrea Cavalletti, (IISG, Istituto italiano di studi germanici), che sar\u00e0 presente al nostro convegno del 15 gennaio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Cultura di destra<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima edizione: CULTURA DI DESTRA, di Furio Jesi. Garzanti marzo 1979. Sottotitolo \u201cIl linguaggio delle idee senza parole\u201d. Neofascismo sacro e profano: tecniche, miti e riti di una religione della morte e di una strategia politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019Introduzione del dicembre \u201878 Jesi spiega che i testi di cui si compone il volume sono un\u2019elaborazione di quelli gi\u00e0 pubblicati in \u201cComunit\u00e0\u201d n. 175 (dicembre 1975) e 179 dell\u2019aprile \u201878.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre nell\u2019Introduzione Jesi afferma che per chi svolge studi sul mito \u00e8 quasi fatale imbattersi nella cultura detta \u201cdi destra\u201d: \u201cNon si pu\u00f2 dedicare un certo numero di anni allo studio dei miti o dei materiali mitologici senza imbatterisi pi\u00f9 volte nella cultura di destra e provare la necessit\u00e0 di fare i conti con essa\u201d. L\u2019autore non si propone per\u00f2 una ricerca globale, intende semplicemente chiarire alcuni aspetti di quella cultura e integrare quanto gi\u00e0 scritto altrove \u201cintorno al concetto di mito e alle manipolazioni sia di tale concetto sia dei materiali mitologici nell\u2019ambito della cosiddetta destra tradizionale\u201d. Gli interessa soprattutto la qualit\u00e0 ideologica di queste manipolazioni e del rapporto con il passato che istituiscono. Poich\u00e9 si tratta di&nbsp; operazioni che hanno fini precisi, in particolare politici, \u201cquesto rapporto con il passato non solo \u00e8 ben fondato nel presente, ma prevede un preciso assetto del presente e del futuro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Alla base di questa rimeditazione del passato, un mitico passato con aspetti esoterici, un passato su cui basarsi per costruire il presente e il futuro, ci sono IDEE SENZA PAROLE, <em>che caratterizzerebbero la cultura di destra. Che cosa significa l\u2019espressione <\/em>\u201cidee senza parole\u201d? Idee come principi fondamentali che stanno alla base di organizzazioni, corpi d\u2019arma, centri di potere. Idee che si traducono in determinati comportamenti e non hanno bisogno di parole precise per essere espresse. Idee contornate, s\u00ec, di molte parole, ma parole vuote, stereotipi. Un linguaggio che sottintende un segreto che \u00e8 noto agli ascoltatori. Un linguaggio \u201cmitologico\u201d, le cui origini sono in un passato altrettanto \u201cmitologico\u201d a cui ci si aggrappa per costruire un ben preciso presente. Questo linguaggio deriva dalla cultura borghese padronale e le sue \u201cincrostazioni\u201d, tuttora presenti nel linguaggio di oggi, derivano da una tradizione dominante per secoli. Pertanto, nota l\u2019autore, questo linguaggio \u00e8 stato fatto proprio anche dalla sinistra, perch\u00e9, in fondo, anche la sinistra ha in s\u00e9 un po\u2019 di destra. In questo libro, sia pure in maniera frammentaria, intende studiare \u201cfino a che punto \u201c , nelle trasformazioni della societ\u00e0 e della cultura, la parola \u201cideologia\u201d coincida con il meccanismo linguistico delle idee senza parole, dunque si riferisca a meccanismi enigmatici ed elusivi come quelli della \u201cmacchina mitologica\u201d. Lo far\u00e0 per\u00f2 in modo molto frammentario, eclettico ed empirico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;In questo libro si preoccuper\u00e0, a proposito del linguaggio delle idee senza parole, delle sue fasi di oggi e delle radici di esso nelle fasi di ieri. Il linguaggio delle idee senza parole \u00e8 una dominante di quanto oggi si stampa e si dice e riguarda anche la cultura di chi non vuol essere di destra, \u201cdunque di chi dovrebbe ricorrere a parole cos\u00ec \u201cmateriali\u201d da poter essere veicolo di idee che esigono parole\u201d. Questo perch\u00e9 l\u2019attuale patrimonio culturale in buona misura \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 residua di destra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cultura \u201ccustodita e insegnata\u201d nei secoli scorsi era quella dei potenti, e non \u00e8 stata \u201cse non in minima parte, la cultura di chi era pi\u00f9 debole e pi\u00f9 povero\u201d. Non c\u2019\u00e8 quindi da scandalizzarsi se permangono delle \u201cincrostazioni\u201d di quella cultura, ma \u201cvi sono buone ragioni di allarmarrsi\u2026 quando in numerosi discorsi celebrativi proprio della Resistenza ricompare il linguaggio delle idee senza parole. Delle \u201cidee senza parole\u201d \u00e8 spesso anche il sinistrese, compreso quello pi\u00f9 dinamitardo \u2013 \u201caffine in ci\u00f2 al parlare dei suoi avversari istituzionali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale linguaggio \u00e8 innanzitutto un linguaggio esoterico, ed esoterismo non significa solo misteri eleusini o riunioni della Societ\u00e0 Teosofica. \u00abOgnuno ha i propri misteri: i propri pensieri segreti \u2013 diceva H\u00f6lderlin. \u2013 I misteri del singolo individuo sono miti e riti esattamente come erano quelli dei popoli.\u00bb Non solo del singolo individuo: anche del singolo gruppo. Musei d\u2019Arma e Musei del Risorgimento abbondano di bandiere, stendardi\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa continuit\u00e0 con il passato non \u00e8 di <em>parole<\/em>, ma di scelta di un linguaggio delle <em>idee senza parole<\/em>, che presume di poter dire e al tempo stesso celare nella sfera segreta del simbolo, facendo a meno delle parole, o meglio trascurando di preoccuparsi troppo di simboli modesti come le parole che non siano parole d\u2019ordine. Di qui la disinvoltura nell\u2019uso di stereotipi, frasi fatte, locuzioni ricorrenti; non si tratta soltanto di povert\u00e0 culturale, di vocabolario oggettivamente limitato per ragioni di ignoranza: il linguaggio usato \u00e8, innanzitutto, di <em>idee senza parole<\/em> e pu\u00f2 accontentarsi di pochi vocaboli o sintagmi: ci\u00f2 che conta \u00e8 la circolazione chiusa del \u2018segreto\u2019 \u2013 miti e riti \u2013 che il parlante ha in comune con gli ascoltatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel primo capitolo, \u201cCultura di destra e religione della morte\u201d,&nbsp; Jesi approfondisce le origini dell\u2019antisemitismo particolarmente in Germania e nell\u2019Europa dell\u2019Est, collegandole al concetto di \u201creligione della morte\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel secondo capitolo, \u201cIl linguaggio delle idee senza parole\u201d si parla di neofascismo sacro e profano, con esempi tratti dalla letteratura del Novecento che riguardano autori come Carducci, Liala, Pirandello e D\u2019Annunzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Appendice troviamo due testi inediti, due commemorazioni di Giosu\u00e8 Carducci tenute nel 1907&nbsp; da Percy Chirone (1880, 1953), nonno di Furio, una nella sala della Societ\u00e0 Filodrammatica Sportiva di Porto Maurizio, una, violentemente anticlericale, nella loggia massonica di Porto Maurizio. L\u2019interesse dei due testi sta nella differenza di stile e di contenuto su un medesimo tema, scelta dal medesimo autore.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gianna Montanari Furio Jesi \u00e8 stato mio compagno di scuola in quarta e quinta ginnasio e in parte della prima liceo nel liceo \u201cVittorio Alfieri\u201d di Torino negli anni dal 1954&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,1,4],"tags":[],"class_list":["post-837","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-documenti","category-in-evidenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/837","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=837"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/837\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":838,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/837\/revisions\/838"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/168"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=837"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=837"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=837"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}