{"id":934,"date":"2026-04-01T10:43:35","date_gmt":"2026-04-01T08:43:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/?p=934"},"modified":"2026-04-01T10:43:35","modified_gmt":"2026-04-01T08:43:35","slug":"europa-allargarsi-o-compiersi-un-bivio-da-superare-lo-impone-la-geopolitica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/2026\/04\/01\/europa-allargarsi-o-compiersi-un-bivio-da-superare-lo-impone-la-geopolitica\/","title":{"rendered":"Europa allargarsi o compiersi? Un bivio da superare, lo impone la geopolitica!"},"content":{"rendered":"\n<p>di Luca Jahier* &#8211; 24 Marzo 2026<\/p>\n\n\n\n<p>Alla vigilia di una nuova stagione di allargamento \u2013 con l\u2019Ucraina in prima linea \u2013 l\u2019Unione europea si presenta come un paradosso storico: mai cos\u00ec necessaria, mai cos\u00ec incompiuta. Dentro uno scenario internazionale segnato da guerre, crisi sistemiche e declino del multilateralismo, l\u2019Europa ne paga il prezzo maggiore, fino al rischio della sua possibile implosione ed \u00e8 chiamata a decidere se restare una potenza normativa residuale o diventare un robusto attore geopolitico.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo in una crescente \u201canarchia internazionale\u201d. Le istituzioni globali appaiono paralizzate, il diritto internazionale \u00e8 apertamente violato, le grandi potenze competono secondo logiche di forza bruta. In questo contesto l\u2019Europa si scopre priva di una piena autonomia strategica, divisa al suo interno, incapace di agire con tempestivit\u00e0. \u00c8 la fine di quell\u2019ordine globale che per decenni ha garantito sicurezza e prosperit\u00e0 e dentro il quale l\u2019integrazione europea ha potuto avanzare anche in modo significativo in molti campi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma oggi la sua incompiutezza diventa il vero nodo. L\u2019Unione resta una costruzione ibrida: mercato unico ancora frammentato (e solo questo ci costa oneri per 644 miliardi di qui al 2032), moneta senza unione fiscale, comunit\u00e0 di diritto senza politica estera e di difesa realmente comuni. Ci\u00f2 che era sostenibile in un mondo relativamente ordinato diventa fragile in un mondo sconvolto da faglie sistemiche.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro, la prospettiva di allargamento rappresenta insieme un\u2019opportunit\u00e0 strategica e un rischio sistemico. L\u2019ingresso dell\u2019Ucraina, insieme a Moldova e Balcani occidentali, avrebbe un valore geopolitico evidente: estendere lo spazio europeo di sicurezza e democrazia, consolidando la forza di attrazione e di stabilizzazione dell\u2019Unione.<\/p>\n\n\n\n<p>La decisione di avviare i negoziati con Kyiv, insieme al rafforzamento del sostegno finanziario e militare, segna un passaggio storico. L\u2019Unione ha dimostrato una capacit\u00e0 di reazione superiore al passato: dai pacchetti di assistenza macrofinanziaria all\u2019uso del bilancio europeo e del debito comune per sostenere la resistenza ucraina. Non si tratta solo di solidariet\u00e0, ma di una scelta strategica: consentire all\u2019Ucraina di negoziare una pace giusta, non una resa imposta. Con la recente decisione di aprire tutti i sei cluster dei negoziati di adesione senza ulteriori ritardi \u00e8 avvenuto un ulteriore passaggio rilevane.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, proprio questo salto di qualit\u00e0 evidenzia il limite strutturale dell\u2019Unione. Le decisioni restano lente, spesso condizionate da veti incrociati, e prive di una cornice strategica stabile. Il rischio \u00e8 che l\u2019eccezionalit\u00e0 delle risposte non si traduca in capacit\u00e0 permanente.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la vera questione non \u00e8 se allargare l\u2019Unione, ma come farlo. Un\u2019Europa a 30 o pi\u00f9 membri, se regolata ancora da meccanismi decisionali fondati sull\u2019unanimit\u00e0, rischia di diventare ingovernabile. L\u2019allargamento deve diventare il motore di una nuova fase costituente: superamento del diritto di veto, estensione della maggioranza qualificata, rafforzamento delle cooperazioni rafforzate e costruzione di un nucleo di integrazione pi\u00f9 avanzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Le recenti conclusioni del Consiglio europeo mostrano una consapevolezza crescente, ma ancora insufficiente. Da un lato, si registra un tentativo concreto di rilanciare il completamento del mercato unico, secondo le raccomandazioni del Rapporto Letta: integrazione dei servizi, unione dei capitali, rafforzamento delle catene del valore europee. L\u2019agenda \u2018One Europe, One Market\u2019 intende rimuovere le barriere interne al mercato comunitario entro marzo 2027, delineando sei orientamenti da definire entro l\u2019anno, a partire dal cosiddetto 28\u00b0 regime per le societ\u00e0. Dall\u2019altro, si insiste su sicurezza economica, autonomia strategica e competitivit\u00e0, riconoscendo implicitamente che l\u2019Europa non pu\u00f2 pi\u00f9 limitarsi a regolare, ma deve anche produrre, innovare, proteggere.<\/p>\n\n\n\n<p>E tuttavia, il passo resta incompiuto. Le decisioni adottate delineano pi\u00f9 una roadmap che una vera svolta. Mancano alcuni snodi decisivi: una capacit\u00e0 fiscale comune stabile, una politica industriale europea dotata di risorse adeguate, un salto qualitativo nell\u2019integrazione della difesa. La prova \u00e8 l\u2019inadeguatezza del quadro finanziario 2028-2034 proposto, i cui negoziati vanno a rilento. Sfumato un accordo sulla cosiddetta \u201cnegobox\u201d del Consiglio sotto presidenza danese, improbabile si concluda sotto presidenza cipriota, si punta ora alla fine del 2026, sotto presidenza irlandese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nodo \u00e8 profondamente politico. Mentre si rafforza una spinta alla rinazionalizzazione, alimentata da governi che vedono nell\u2019Europa pi\u00f9 un vincolo che una leva, emerge una consapevolezza opposta: nessuno Stato europeo \u00e8 oggi in grado di reggere da solo la competizione globale, n\u00e9 sul piano economico n\u00e9 su quello della sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa tensione attraversa tutte le principali partite aperte. Sul piano economico, il ritardo nell\u2019unione dei capitali continua a frenare gli investimenti e l\u2019innovazione, mentre il risparmio europeo continua a finanziare economie concorrenti. Sul piano energetico, la transizione verde resta indispensabile, ma politicamente fragile, soprattutto nel campo energetico (come ben dimostrato dai differenziali di prezzo dell\u2019energia elettrica tra Spagna e resto dell\u2019Europa), se non accompagnata da strumenti di compensazione e investimenti comuni. Sul piano tecnologico, l\u2019Europa regola ma non produce, con il rischio di una dipendenza strutturale nei settori pi\u00f9 strategici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora pi\u00f9 evidente \u00e8 il ritardo sul terreno della sicurezza. La crisi del rapporto transatlantico, le guerre ai confini europei ed ora nel Golfo rendono urgente una capacit\u00e0 autonoma di difesa. Eppure, si continua a procedere per somma di politiche nazionali, senza una vera integrazione industriale, operativa e strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia dell\u2019integrazione europea insegna che i passi avanti avvengono proprio nei momenti di crisi. Quando il costo del non decidere supera quello del decidere, l\u2019Europa trova la forza di avanzare. \u00c8 accaduto con l\u2019Euro, il COVID, il Next Generation EU, il sostegno all\u2019Ucraina. Potrebbe accadere di nuovo, anche sul terreno della sicurezza e della capacit\u00e0 fiscale.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alle opportunit\u00e0, per\u00f2, si addensano le ombre. L\u2019allargamento implica costi economici, tensioni redistributive, difficolt\u00e0 di convergenza delle capitali. Inoltre, senza una chiara legittimazione democratica, rischia di alimentare ulteriormente lo scetticismo dei cittadini. Non bastano le pur consistenti evidenze dei vantaggi di questo salto: l\u2019Unione europea deve tornare a essere una comunit\u00e0 politica percepita come utile e giusta.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui si gioca una seconda partita decisiva: quella del modello europeo. In un mondo segnato dalla competizione tra capitalismi in modo diverso \u201cestrattivi\u201d, l\u2019Europa pu\u00f2 ancora rappresentare una via distinta: una economia sociale di mercato capace di coniugare competitivit\u00e0, coesione sociale e sostenibilit\u00e0. Ambizione che richiede strumenti adeguati: investimenti comuni, politiche industriali, integrazione sociale, capacit\u00e0 di governare le transizioni senza scaricarne i costi sui pi\u00f9 deboli.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, la sfida \u00e8 passare da una logica confederale a una logica pi\u00f9 integrata, anche attraverso un percorso pragmatico e differenziato. Non si tratta di un salto ideologico, ma di una necessit\u00e0 funzionale. Senza una maggiore unit\u00e0 politica, l\u2019Europa rischia di restare un attore incompiuto in un mondo sempre pi\u00f9 dominato da potenze compiute ed assertive.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019allargamento pu\u00f2 essere il catalizzatore di questo salto o il fattore che ne rivela definitivamente i limiti. Dipender\u00e0 dalle scelte dei prossimi due anni: se accompagnato da riforme potr\u00e0 rafforzare l\u2019Unione; se gestito senza visione, rischier\u00e0 di accentuarne le fragilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa, ancora una volta, \u00e8 davanti a un bivio. Non tra allargarsi o meno, ma tra restare incompiuta o diventare finalmente ci\u00f2 che le circostanze storiche le chiedono di essere: un soggetto politico capace di agire, proteggere e orientare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un destino scritto. \u00c8 una scelta. E il tempo per compierla non \u00e8 infinito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Jahier* &#8211; 24 Marzo 2026 Alla vigilia di una nuova stagione di allargamento \u2013 con l\u2019Ucraina in prima linea \u2013 l\u2019Unione europea si presenta come un paradosso storico: mai cos\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":935,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,1,4],"tags":[],"class_list":["post-934","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-documenti","category-in-evidenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/934","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=934"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/934\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":936,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/934\/revisions\/936"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/media\/935"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=934"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=934"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=934"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}