{"id":962,"date":"2026-04-24T12:17:42","date_gmt":"2026-04-24T10:17:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/?p=962"},"modified":"2026-04-24T12:17:42","modified_gmt":"2026-04-24T10:17:42","slug":"farmaci-ecco-come-la-guerra-in-medio-oriente-potrebbe-trasformarsi-da-una-crisi-di-approvvigionamento-in-una-emergenza-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/2026\/04\/24\/farmaci-ecco-come-la-guerra-in-medio-oriente-potrebbe-trasformarsi-da-una-crisi-di-approvvigionamento-in-una-emergenza-globale\/","title":{"rendered":"Farmaci. Ecco come la guerra in Medio Oriente potrebbe trasformarsi da una crisi di approvvigionamento in una emergenza globale."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il blocco dello stretto di Hormuz minaccia la filiera farmaceutica mondiale: paracetamolo, antibiotici, antidiabetici, ma anche farmaci oncologici dipendono da precursori petrolchimici che vengono prodotti e transitano per quello stretto. Le scorte reggono ancora due o tre mesi, se il conflitto si prolunga, la crisi pu\u00f2 diventare strutturale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.quotidianosanita.it\/studi-e-analisi\/farmaci-ecco-come-la-guerra-in-medio-oriente-potrebbe-trasformarsi-da-una-crisi-di-approvvigionamento-in-una-emergenza-globale\/\" target=\"_blank\" rel=\" noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"787\" height=\"119\" src=\"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image-3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-964\" srcset=\"https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image-3.png 787w, https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image-3-300x45.png 300w, https:\/\/www.politicaassociazione.it\/WP\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image-3-768x116.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 787px) 100vw, 787px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra in Iran sembra un conflitto lontano, combattuto in un teatro geografico che la maggior parte degli europei faticherebbe a indicare su una cartina. Tre settimane fa gli Stati Uniti e Israele hanno avviato l\u2019Operazione Epic Fury contro l\u2019Iran, la pi\u00f9 massiccia campagna aerea contro le infrastrutture militari iraniane della storia recente. Da quel momento in poi, lo stretto di Hormuz \u2013 il corridoio marino stretto tra la penisola arabica e l\u2019Iran attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota determinante del gas naturale liquefatto globale \u2013 \u00e8 diventato di fatto una zona di guerra. Il transito commerciale si \u00e8 quasi azzerato. I prezzi dell\u2019energia hanno subito un\u2019impennata immediata. La crisi energetica che ne \u00e8 derivata domina i titoli dei giornali e ha gi\u00e0 costretto il governo italiano ad approvare d\u2019urgenza un decreto carburanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ma c\u2019\u00e8 una domanda che il dibattito pubblico non ha ancora posto con la necessaria chiarezza: cosa succede ai farmaci?<\/strong>&nbsp;Non alle scorte nei magazzini, non alle forniture gi\u00e0 contrattualizzate, ma alla capacit\u00e0 stessa di produrli. Perch\u00e9 la risposta, a leggerla con attenzione lungo tutta la filiera, \u00e8 pi\u00f9 inquietante di qualsiasi aggiornamento dal fronte. Il petrolio non muove solo le automobili. Muove anche le medicine. E lo stesso stretto, ormai fronte di guerra, \u00e8 il punto attraverso cui transita una quota determinante delle materie prime necessarie a produrre i farmaci essenziali del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di entrare in una farmacia, una pillola di paracetamolo ha percorso una strada lunga migliaia di chilometri attraverso una catena di trasformazioni chimiche che parte dal petrolio. Il fenolo \u2013 derivato dal cumene, di origine petrolchimica \u2013 viene convertito in para-aminofenolo e poi acetilato per dare il principio attivo che conosce chiunque abbia avuto la febbre. La metformina, il farmaco per il diabete di tipo 2 pi\u00f9 prescritto al mondo, dipende dalla diciandiamide, che risale a sua volta a derivati del gas naturale. Gli antibiotici come l\u2019amoxicillina e la ciprofloxacina richiedono metanolo, acetone e diclorometano come solventi nei processi di estrazione e cristallizzazione. I farmaci oncologici e biologici dipendono da una catena del freddo energivora e da imballaggi in polietilene, polipropilene o PET \u2013 tutti derivati dalla nafta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sono scelte industriali discutibili: sono i processi di base della sintesi farmaceutica moderna. E quasi tutti convergono, in un punto o nell\u2019altro della filiera, su un\u2019unica fonte di approvvigionamento: i derivati degli idrocarburi del Golfo Persico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il nodo indiano<\/strong><br>Il punto pi\u00f9 critico dell\u2019intera catena si trova a Mumbai, Chennai e Hyderabad \u2013 nei distretti industriali farmaceutici indiani che producono tra il 40 e il 47% dei farmaci generici consumati negli Stati Uniti in termini di volume, e che riforniscono gran parte del mondo in via di sviluppo. L\u2019India rappresenta il 20% della produzione mondiale di farmaci generici. Importa annualmente 4,35 miliardi di dollari in principi attivi farmaceutici, il 74% dei quali dalla Cina. Ma i precursori critici che servono alle industrie cinesi e indiane per sintetizzare quei principi attivi \u2013 il metanolo e il glicole etilenico \u2013 dipendono in larghissima parte dallo stretto di Hormuz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiunge una scelta di politica interna che aggrava ulteriormente il quadro: il governo indiano ha dato priorit\u00e0 al GPL per uso domestico rispetto alle materie prime petrolchimiche industriali, penalizzando la filiera farmaceutica a valle. L\u2019effetto \u00e8 gi\u00e0 misurabile: i costi dei principi attivi sono aumentati del 30% nelle ultime settimane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il conto alla rovescia<\/strong><br>I magazzini non sono vuoti.&nbsp;<strong>Il margine di sicurezza tipico dell\u2019industria farmaceutica \u00e8 di due o tre mesi di scorte.&nbsp;<\/strong>Ma la guerra \u00e8 iniziata ormai tre settimane fa, e quello stock era stato dimensionato per scenari ordinari \u2013 non per la chiusura prolungata dello stretto attraverso cui transita una quota determinante delle materie prime necessarie a produrre i farmaci essenziali del pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per rendere concreto lo scenario, basta seguire il percorso di una singola pillola. Un diabetico assume metformina ogni mattina. La diciandiamide che costituisce il principio attivo risale, attraverso un intermedio cinese, a un derivato del gas naturale originario del Golfo Persico. Il metanolo usato per cristallizzarla proviene da un terminale che ora si trova oltre lo stesso stretto, in zona di guerra. Il blister \u00e8 in polietilene derivato dalla nafta, caricata in un impianto sotto controllo militare iraniano. Una pillola. Quattro dipendenze petrolchimiche. Un unico punto critico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il metanolo determina se il farmaco viene sintetizzato. Il polietilene determina se arriva sugli scaffali in un blister. L\u2019energia determina se la catena del freddo regge per i prodotti oncologici e biologici. Ogni molecola nella catena di approvvigionamento farmaceutica converge oggi sullo stesso punto di vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il tema della carenza farmaceutica: da problema a potenziale emergenza?<\/strong><br>La carenza di farmaci era un problema gi\u00e0 prima della guerra in Iran: oscillava tra 400 e 1.500 medicinali a seconda del Paese. Quel numero \u00e8 destinato a crescere in ogni scenario. A rischiare maggiormente sono quei sistemi sanitari con meno riserve, meno capacit\u00e0 di approvvigionamento alternativo e meno voce nei tavoli dove si decidono le priorit\u00e0 di distribuzione. Il conto alla rovescia per l\u2019esaurimento dei principi attivi farmaceutici \u00e8 in corso per tutti, ma non per tutti allo stesso ritmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A confermarci la fragilit\u00e0 della situazione \u00e8 Egualia, l\u2019organo di rappresentanza ufficiale dell\u2019industria dei farmaci generici equivalenti e dei biosimilari<\/strong>, che monitora in tempo reale l\u2019evoluzione della filiera. \u201cLa guerra in Medio Oriente sta sconvolgendo ovviamente anche la logistica farmaceutica \u2013 spiegano dall\u2019associazione -. I principali hub di trasporto aereo che collegano Europa e Asia sono coinvolti nel conflitto e le aziende farmaceutiche sono costrette a lunghe deviazioni per garantire le spedizioni a temperatura controllata, indispensabili per alcune categorie di medicinali. Per ora non si registra nessun impatto rilevante sulla produzione globale di principi attivi farmaceutici e nessuna interruzione sistemica nella produzione e fornitura di prodotti. Il settore riesce ancora a gestire la situazione, reindirizzando i carichi attraverso Arabia Saudita, Istanbul o Oman, e utilizzando il trasporto su gomma per l\u2019ultimo tratto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rassicurazione, per\u00f2, \u00e8 accompagnata da un avvertimento preciso sui tempi: \u201c<strong>Il problema potrebbe sorgere se il conflitto dovesse prolungarsi ancora per pi\u00f9 settimane, quando le scorte ospedaliere di alcuni medicinali a breve durata potrebbero iniziare a scarseggiare<\/strong>\u201d. E sul fronte dei costi, i dati sono gi\u00e0 allarmanti: \u201cUn prolungato aumento del prezzo del petrolio inciderebbe su numerose componenti di costo. Materiali di imballaggio e logistica sono i settori della catena di approvvigionamento dove le criticit\u00e0 tendono a manifestarsi pi\u00f9 rapidamente. Gi\u00e0 ora, secondo il rapporto UNCTAD di marzo 2026, le tensioni geopolitiche e l\u2019instabilit\u00e0 delle rotte marittime hanno determinato un incremento del costo dei trasporti pari al 72% e un aumento delle assicurazioni fino al 300%\u201d. La conclusione di Egualia \u00e8 netta: \u201cSar\u00e0 la durata dello shock a determinare se la crisi attuale dar\u00e0 origine a un problema strutturale o se si tratter\u00e0 solo di un picco temporaneo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una preoccupazione condivisa da Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi),<\/strong>&nbsp;che inquadra la crisi attuale in un contesto di vulnerabilit\u00e0 strutturale gi\u00e0 nota. \u201cIn questo caso, come mai prima, il fattore tempo \u00e8 determinante. I farmacisti denunciano da tempo il rischio legato alle carenze di farmaci \u2013 spiega Mandelli -. La dipendenza dell\u2019Italia e dell\u2019Europa dall\u2019estero per i principi attivi non \u00e8 una novit\u00e0: era gi\u00e0 emersa con forza durante la pandemia di Covid e poi con il conflitto in Ucraina. Siamo tra i migliori produttori di farmaci finiti al mondo, ma non produciamo i principi attivi di cui abbiamo bisogno. Per questo va nella giusta direzione la riforma del testo unico sulla farmaceutica, che punta esplicitamente a rafforzare anche questa componente della filiera\u201d. Sul fronte del conflitto, Mandelli \u00e8 diretto: \u201cIn questa guerra, pi\u00f9 ancora che in quella in Ucraina, ogni settimana che passa avvicina il momento in cui le scorte inizieranno a non bastare pi\u00f9. L\u2019auspicio \u00e8 che si trovi al pi\u00f9 presto una soluzione che eviti ulteriori danni e riapra il passaggio delle merci nello stretto di Hormuz\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una crisi senza prospettive di soluzione a breve<\/strong><br>Quello che rende questo scenario particolarmente grave \u00e8 che non si intravedono prospettive di cessazione del conflitto nel breve termine. La posizione iraniana \u00e8 stata chiara e coerente fin dal primo giorno: colpire tutti i Paesi che permettono agli Stati Uniti di usare il loro spazio aereo, le loro acque e i loro territori per lanciare attacchi. Una logica di escalation simmetrica che non lascia spazio a de-escalation spontanee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il protrarsi del conflitto trasformerebbe la crisi energetica da emergenza contingente a condizione strutturale, con conseguenze sulla filiera farmaceutica difficilmente reversibili nel breve-medio periodo. E uno scenario di ulteriore escalation \u2013 un tentativo da parte di Stati Uniti e Israele di prendere lo stretto di Hormuz con la forza \u2013 aggraverebbe tutto in modo potenzialmente irreversibile. L\u2019Iran non risponderebbe con una mera interruzione temporanea del transito: risponderebbe con danni permanenti alle infrastrutture dello stretto stesso. A quel punto l\u2019emergenza energetica non sarebbe pi\u00f9 un\u2019emergenza. Sarebbe la nuova normalit\u00e0. E con essa, una nuova normalit\u00e0 nella disponibilit\u00e0 globale di farmaci essenziali \u2013 con ricadute dirette sulla capacit\u00e0 produttiva dell\u2019intera filiera farmaceutica mondiale che nessun piano di emergenza nazionale \u00e8 oggi attrezzato ad affrontare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi segnali di questa guerra li abbiamo registrati, fino ad oggi, nel momento in cui ci recavamo a fare rifornimento alle pompe di benzina. Il rischio \u00e8 che le ripercussioni inizino a farsi sentire, in maniera ben pi\u00f9 pesante, anche dentro ogni ospedale, farmacia o casa in cui qualcuno apre ogni mattina un blister di metformina, di amoxicillina o di ibuprofene per potersi curare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il blocco dello stretto di Hormuz minaccia la filiera farmaceutica mondiale: paracetamolo, antibiotici, antidiabetici, ma anche farmaci oncologici dipendono da precursori petrolchimici che vengono prodotti e transitano per quello stretto. 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