Newsletter 12/12/2023
Amici e Simpatizzanti di Politica,
gli avvenimenti incalzano e si cerca di stare loro dietro. A due mesi oggi dal Rave di Re’im, la tregua tra Israele e Hamas, com’era presumibile, è stata rotta e le ostilità sono riprese. Da che mondo è mondo, tutte le proposte di tregua nascono per promuovere da entrambe le parti confliggenti la riflessione, da cui poi possano scaturire operazioni di negoziato per addivenire e riconquistare la pace.
Ma ancora, evidentemente le due forze belligeranti non intendono muoversi a tal riguardo. Così come non è in vista niente di tutto ciò nemmeno nell’altro conflitto russo- ucraino, in corso , ormai, da quasi due anni. Al momento, su queste due guerre in atto sorvolo, anche se un rinvio sulla situazione africana, riguardante il Sahel non penso sia da trascurare, onde per cui si propone l’articolo del 6 dicembre, apparso su “Linkiesta” dal titolo “ La Russia in Africa. Mali e Niger, le Giunte golpiste del Sahel cancellano gli accordi con la Francia e accolgono EvKourov”.
Il tema che, invece, mi appresto ad affrontare, proponendo una serie di articoli, è stato accantonato da diverso tempo. E mi riferisco al lavoro. Se da un lato, nel mese di novembre sono avvenute mobilitazioni e scioperi generali di varie categorie di lavoratori, dall’altro è di ieri la bagarre in Parlamento tra maggioranza e opposizione. Quest’ultima , come ben si ricorda, si era compattata sulla questione del salario minimo, e ieri ha continuato a mantenersi unita a seguito del ritiro, anzi lo strappo, vero e proprio, della proposta di legge, da parte del primo firmatario di minoranza e leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Di fronte all’atteggiamento del Governo che, in merito, assumerà un ruolo di delega, tale plateale gesto non può che essere condiviso. Come direttivo Gian Paolo Zara ha preso l’impegno di schedare il libro , fresco di stampa ed edito dal Gruppo Abele, dal titolo ” Lavorare meno.
Se otto ore vi sembrano poche” di Sandro Busso, docente di Sociologia Politica e Politiche sociali , presso l’Università di Torino. L’autore “si occupa di povertà, politiche di sostegno al reddito, governance delle politiche sociali e trasformazioni del terzo settore”. Qui si anticipa la tesi portante del testo menzionato, in cui si parla della trasformazione sociale in corso e che va ” verso un modello di società in cui il lavoro riveste un ruolo meno centrale, non solo in termini di organizzazione della vita quotidiana e gestione del tempo, ma anche in termini di costruzione delle identità individuali, politiche e sociali”… “Condizione imprescindibile per realizzare questa “rivoluzione” -come si evince dalle pagine- insieme all’emancipazione e al rifiuto del lavoro insostenibile, sono nuove e radicali forme di redistribuzione del reddito”. Oltre al libro di Busso, e sempre in tema di lavoro e lavoratori, in questa news si rimanda all’articolo di Roberto Rotunno, pubblicato il 6 dicembre, su “Il Fatto quotidiano”, dal titolo “L’Italia non ha imparato dal Covid. Inapp: in caso di pandemia 4 milioni tra inattivi – autonomi e rider, senza protezione”. E a proposito di Covid e degli eroi di quei nefasti giorni si riporta l’articolo di Francesco Ognibene “Medici, volontari, educatori. Eroi quotidiani già dimenticati” pubblicato il 5 dicembre su “Avvenire”.
L’atteggiamento della popolazione nazionale, nei confronti di questi operatori sociali, traspare, indirettamente, anche in ciò che emerge da “Le considerazioni generali del 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2023, pubblicato il 1° dicembre e di cui qui si riporta l’introduzione di 5 pagine, comprendente i 12 punti esaminati. In estrema sintesi, due gli aggettivi indicati e due le parole chiave: molte scie, nessuno sciame. Il nostro, si legge, è un Paese di sonnambuli, con una popolazione, sempre più anziana, piena di preoccupazioni e paure e dove in una “siderale incomunicabilità generazionale va in scena il dissenso senza conflitto dei giovani” che non solo diminuiscono ma assurgono a essere “esuli in fuga”. Nell’ultimo anno, infatti, nella fascia 18-34 anni, sono stati 36 mila giovani adulti della Generazione Z a lasciare l’Italia, a conferma dell’aumento del fenomeno della Great Resignation, come risulta anche dall’indagine condotta nell’ambito della ricerca HR Trends&Salary Survey. Tale ricerca è stata realizzata da Randstad Professionals, in collaborazione con l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (ASAG) dell’Università Cattolica di Milano.
I cambiamenti che stiamo attraversando si ripercuotono, come ben incominciamo a metabolizzare, anche in tema di Intelligenza Artificiale, onde per cui si invita alla lettura di due altri articoli. Il primo è di Anna Lisa Bonfranceschi ” I minuscoli robot viventi fatti di cellule umane”, pubblicato il 3 dicembre su Wired.it. Il secondo, di Francesca Cerati, “L’intelligenza artificiale impone una reinvenzione del mestiere del medico“, apparso il 6 dicembre, su “Il Sole 24 Ore “. Dei medici e degli operatori del sistema sanitario in Italia, vorremmo occuparci nell’ormai vicinissimo ’24, pertanto chiediamo a quanti ci seguono di volerci dare una mano, nel contribuire a predisporre la griglia operativa, scrivendo a posta@politicaassociazione.it.
Vorremmo e ci auguriamo che da questo lavoro preparatorio si possa pervenire a un’iniziativa pubblica.
Infine si riporta il discorso di Gino Cecchettin alla commemorazione funebre della figlia Giulia, del 5 dicembre e un articolo di Vittorio Pelligra, pubblicato il 3 dicembre sul “Sole 24 Ore”, dal titolo: “Solo nel tuo riconoscimento trova spazio la mia libertà”.
Un caro augurio di Buone Feste.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni
