Amici e simpatizzanti di Politica
giovedì 16 gennaio ho letto un articolo di Stefano Carli, pubblicato su Linkiesta, in merito all’occupazione in aumento in Italia, pur essendo l’economia in calo. Lo ritengo chiarificatore, per cui verrà inserito nelle notizie della newsletter.
Il preambolo, martedì 14 gennaio, lo avevo cominciato così:
Il 3 gennaio del 2025, anno numericamente perfetto (si dovrà attendere il 2136, per averne un altro del genere, e, di certo, “noi saremo morti”) mi sono imbattuta in un articolo di Cristina Casadei, apparso in “24 plus Sole 24 ore” dal titolo “Lavoro, così l’inverno demografico ridurrà i bacini dei candidati e farà salire gli stipendi”. Come ricorderete, questo tema è stato l’ultimo affrontato dall’associazione nel 2024. L’autrice cita un’analisi fornita dall’Ente Nazionale per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura (ENPAIA) e illustra una soluzione per l’aumento delle retribuzioni, che, in pratica, sarebbe a costo zero. L’assunto è che, data l’attuale età lavorativa anagrafica del Paese, nel tempo l’aumento di domanda del lavoro sull’offerta si porrebbe come variabile decisiva per incrementare automaticamente le retribuzioni. Attenzione, la soluzione è… in prospettiva. Per cui mi sono chiesta: e nel frattempo, con l’economia e la redditività del Paese che è in calo? Poi, ironia della sorte, mi è venuta subito alla mente una frase, un riferimento al lavoro, che più tristemente beffardo non poteva essere. Il lavoro rende liberi – Arbeit macht frei. Ricordate bene? Era il motto posto all’ingresso di Auschwitz, Dachau e in vari altri campi di sterminio nazista. Il 26 gennaio ricorre la Giornata della Memoria e poiché con gli anni gli eventi possono sbiadirsi, se non addirittura essere rimossi, al riguardo potrete partecipare, dal vivo ad Ivrea o via streaming, alla relazione del professore Pier Paolo Portinaro “Il caso Eichmann e le responsabilità del male”. Unitamente a questo si segnala un corso di formazione per volontari sulle migrazioni forzate. Si tratta di “Attraversamenti”, giunto alla 21esima edizione. Non pensiate stia elencando a casaccio, in quanto salute, sicurezza, difesa, migrazioni e sviluppo saranno i temi caldi che ognuno dei 27 governi europei, per rimanere nel piccolo global locale, si appresta ad affrontare. La nostra premier, Giorgia, anche dopo il felice e tempestivo ritorno a casa della giornalista Cecilia Sala, svetta nel gradimento internazionale ed è e sarà, almeno così si spinge a far apparire, dei Paesi europei a noi più vicini, l’interlocutore più affidabile per Donald Trump. Ma è bene non lasciarsi ingannare dalle apparenze. L’Italia è un grande Paese, ma ha i suoi limiti strutturali e sarebbe un imperdonabile errore ignorarlo. Torniamo ai temi caldi di ogni governo europeo e di uno, soprattutto, che per i suoi risvolti è molto significativo: l ‘età della popolazione. Il perché è presto detto, abitiamo il Continente Vecchio in tutti i sensi e noi italiani siamo in assoluto la popolazione più vecchia.
Dalle rilevazioni demografiche di Eurostat, marzo 2024, riferite all’anno 2023, il 21,3% della popolazione europea ha più di 65 anni di età e 9 regioni italiane sono tra le 20 più anziane di tutta l’Unione europea. Sempre secondo tali dati l ‘Italia è, fra i 27 paesi europei, quello con l’età mediana più alta e, per di più, in costante aumento da decenni. Nel 2023, mentre metà della popolazione europea aveva l’età mediana superiore o pari a 44,5 anni, e la restante metà meno di 44,5, in Italia l’età mediana ammontava a 48, 4, con un aumento dello 0,4 anni rispetto al 2022.
Le raccomandazioni per le buone pratiche dell’invecchiamento attivo hanno come fattori ed indicatori: salute, partecipazione e sicurezza. “(Le regole)… per migliorare la qualità della vita, per chi invecchia, prevedono che sia garantita la più ampia partecipazione sociale sul territorio, l’uso delle nuove tecnologie, l’autonomia e il benessere fisico e psicologico”. Ottenere tutto ciò non è per nulla facile, né tanto meno semplice e scontato. Se l’anziano non può più dimorare a casa sua o presso i propri familiari, in sostituzione delle Case di Riposo o delle Residenze Sanitarie per Anziani (RSA) viene consigliato affidarci a fb e alle nuove Senior Housing, ideate per mettere gli /le ospiti, “in situazione di maggior agio a fronte dell’età che avanza”. Si tratta di strutture concepite con spazi comuni e piccoli appartamentini indipendenti con all’ interno un angolo cottura che garantisce a chi vi abita una maggior libertà di azione. Rispetto alle tradizionali residenze (il costo tralasciamolo, si aprirebbe un altro fronte), la Senior House risponde meglio alle esigenze di persone ancora autosufficienti, avviando gradualmente verso un percorso di maggior inabilità. Sono comunque e sempre, case albergo. Recentemente una novantenne dalla mente lucida, che per alcuni mesi ha soggiornato all’interno di una struttura per anziani da sempre impegnata nel servizio emergenza anziani, riguardo alla sua temporanea permanenza, non ha espresso un giudizio lusinghiero. I comparti socio assistenziali si sono e si stanno adeguando alle nuove disposizioni europee, tuttavia la percezione degli /lle ospiti è che il trattamento ricevuto non poggi sulla cura e accudimento genuino alla persona che si ha di fronte, quanto sul corretto svolgimento dell’espletamento della programmazione delle attività socio-medicali. Conclusione: le persone ospitate non si sentono trattate, coccolate. Tutto luccica, ma non è oro. Forse anche a voi sarà successo, come è capitato una volta a me, in un’agenzia viaggi. Il sentirmi talmente blandita da chi continuava a propormi un pacchetto vacanza, tra l’altro molto costoso e a suo dire, meraviglioso, che a me , invece, non diceva granché, come effetto ha prodotto che mi sono alzata e me ne sono andata. Ciò naturalmente non può essere fatto da chi risiede nelle strutture per anziani…. Da dove ci si gira e rigira il problema è sempre quello dell’ autenticità delle relazioni sociali. Il farsi e sentirsi amico/a, in una società, come l ‘attuale così suggestionata dall’era digitale, sembra, il più delle volte, un rapporto accantonato. Così facendo, e lo si vede già sin d’ora, l’umanità si scarnifica e, ahinoi, evapora e si dissolve. Su questa cruciale situazione, senza indugio alcuno, occorre intervenire, anche se il tempo, visto lo scenario mondiale a cui si assiste, non sembra essere a favore dei comuni mortali. Anzi le vittime di guerra d’oggidì annoverano un numero non indifferente di civili, donne e bambini. Il pianeta terra soggiace a un manipolo di plutocrati, costituenti un sistema, che disponendo di ingenti risorse finanziarie e tecnologiche, mina la vita altrui, influenzando, occultamente, scelte e decisioni. Mi chiedo: quanto ancora intendiamo sottostare in silenzio, senza colpo ferire, di fronte a tutto ciò che succede intorno a noi? Non è visione distopica, è semplice osservazione della realtà. Anche se il nostro cuore europeo è a pezzi, e in certi momenti prevale lo sfinimento, possiamo permettere che la nostra democrazia, anch ‘essa, sfibrata e sfilacciata, per le asperità congiunturali del momento, possa rischiare di assumere toni illiberali e libertari e rendersi propaggine di certe democrature presenti in Europa? Dov’è l’Europa sognata? Non è possibile che ci facciamo ottundere le cervella! Forza, coraggio. Non dobbiamo avere paura. Per cause di forza maggiore non potrò seguire dal vivo l’evento che si svolgerà a Milano il prossimo sabato 18 gennaio. Organizzato da Comunità democratica del PD, per non lasciare che il mondo dei cattolici possa essere bacino della destra o del primo partito in assoluto, quello astensionistico, afffronterà i malanni che affliggono la democrazia. Ecco perché mi sembra caduta a fagiolo anche un’altra notizia letta, riguardante il Premio Nonino 2025, assegnato alla filosofa, teorica femminista statunitense, Nancy Fraser. Il suo ultimo libro s’intitola “Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunità e il pianeta, ed. Tempi nuovi. Ancora, molto bene penso si offrano, per quanto fin qui ho esposto, le riflessioni di un’altra filosofa femminista, nata in Italia, ma vissuta in Australia, Rosy Braidotti, attualmente docente presso l‘Università di Utrecht. Nell’arco di dieci anni, all’interno della trilogia scritta dal titolo “Postumano” Braidotti ha esaminato, nel primo volume:”La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte”, nel secondo volume ”Saperi e soggettività” e nell’ultimo “Femminismo”. A completamento di queste pagine di diario, scritte tra l’altro ieri 14 e oggi,16 gennaio, non posso non ricordare una delle segnalazioni librarie, pervenuta da Gian Paolo Zara e che rinvia a Donald Trump. Noam Chomsky e Nathan J. Robinson si sono occupati del prossimo presidente statunitense, scrivendo il libro “L’impero colpisce ancora”, sottotitolato “La politica estera americana e la sicurezza del mondo”, ed.Ponte alle Grazie.
E non posso non chiudere, mentre sembra essere affermativa, oggi, martedì 14, la risposta di Hamas per sbloccare la situazione a Gaza e incominciare a far uscire israeliani e palestinesi dal tunnel del 7 ottobre 2023, ricordando l’altra guerra che furoreggia in Europa dal 24 febbraio 2022. La lettura merita. Ne ha parlato, su Linkiesta,sempre stamattina 14, Hans Petter Midttun. Il titolo del suo articolo è “Cigno nero. Ecco perché la Russia sta perdendo la guerra”. L’autore mette a fuoco il teatro di guerra russo ucraino, analizzando i sei domini bellici in cui si combatte, il terrestre, l’aereo, il marittimo, lo spaziale, il ciberspazio e, non meno importante, il cognitivo.
Ho finito il diario minimo di quello che inizialmente voleva essere l’abituale preambolo, tuttavia vorrei ancora richiamare, come ricordava ieri sera, mercoledì 15, su La7, Lucio Caracciolo, fine geopolitico e direttore di “Limes”, a proposito del Medio Oriente, che “ci si può odiare senza fare le guerre”. Lo ritengo plausibile perché, come mi ha insegnato un caro amico, Vittorio Alfieri, scomparso nel periodo del Covid-19, “la strada è larga”. Chiedo scusa, ma troppe erano le cose che mi sentivo di dire. L’ ho fatto di getto, volevo che Ezio Perardi, che ci prepara sempre delle belle ed originali locandine e che è stato colpito da un improvviso lutto familiare, sentisse noi tutti vicini.
Grazie Ezio.