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Diario minimo – febbraio 2025

Posted on 22 Febbraio 2025

Incomincio da una notizia letta su Facebook e che inizialmente stentavo a credere. Un amico, in modo estremamente conciso, parlava di Mimmo Lucà, i cui funerali si sono svolti oggi, 15 febbraio. Immersa com ‘ero nei miei pensieri, in vista di questo lavoro, ho fatto riferimento mentale a un altro Mimmo, il calabrese Domenico Lucano. In serata ho rimesso le tessere al loro giusto posto. Mimmo Lucà l’ho conosciuto di persona ad un dibattito pubblico e sapevo che militava all’interno del PD e che era un rappresentante dei cristiano-sociali. Ignoravo che ne fosse stato il fondatore e che fosse anche lui di origine calabrese. L’altro Mimmo, europarlamentare in carica del PD, è stato definitivamente condannato due giorni fa dalla Cassazione a 18 mesi, ma solo per il reato di falso, così com ‘era stato stabilito dalla Corte d’Appello che aveva stralciato tutti gli altri capi d’accusa per i quali erano stati richiesti più di 13 anni di reclusione. Incomincerò a riempire questi fogli virtuali partendo proprio da Mimmo Lucano, noto all’opinione pubblica, per il cosiddetto “modello Riace”, praticato nel corso del suo mandato di Sindaco, avvenuto dal 2004 al 2018. In allora, e per quel che poteva contare, anche noi, come Politica, avevamo dato sostegno a quella coraggiosa, quanto originale attività amministrativa che Mimmo Lucano aveva messo in atto per inserire nel modo più consono i migranti, i clandestini approdati sulle coste calabre, confluenti nel territorio da lui amministrato. Era l’esperimento più innovativo e al contempo più semplice che egli, in qualità di Sindaco potesse fare, integrare e rendere parte attiva della comunità quei forestieri giunti da terre lontane. Una volta tanto era la Calabria ad accogliere e dare lavoro e futuro… Il modello Riace aveva riscosso consenso in Italia e in Europa e veniva posto e presentato come esperimento da imitare e così è stato fino alla vicenda giudiziaria, occorsa, nel 2018 al Sindaco calabrese. 

Mimmo Lucà, scomparso mercoledì 13, lo avevo conosciuto tra il 2015 e il’18. Era stato all’interno di un dibattito, al termine del quale gli avevo chiesto se poteva darmi il suo numero di cellulare. In una qualche occasione, sarebbe potuto essere ospite della nostra associazione. Gentilmente si è prestato a soddisfare quella mia richiesta, purtroppo quell’occasione non si è mai verificata, perciò ora, a maggior ragione, mi sento di dedicargli il prosieguo di queste pagine.

Si tratta del resoconto della giornata, svoltasi a Milano, presso il Palazzo Lombardia, il 18 gennaio scorso, dal titolo:“Creare legami, guarire la democrazia” avente per sottotitolo “Un impegno dopo la Settimana sociale dei cattolici”.

Giorgio La Pira soleva dire che nulla avviene per caso. Chissà…Questo lavoro, avendo seguito in remoto da casa tutto l’evento, in verità, lo avrei dovuto iniziare a fine gennaio. Poi, trascorrendo i giorni e non avendo messo mano agli appunti presi, volevo accantonare l’idea e, invece, eccomi qui a scrivere dell’impegno dei cattolici in politica.

Ho seguito di buona lena tutto l’avvicendamento dei molti relatori. L’evento, promosso da Comunità democratica del PD è stato intenso. Ho preso molti appunti e anch’io, come chi si trovava in sala, ho respirato una ventata d’aria buona. Non mi ricordavo più che cosa si celava dietro la scelta di quel particolare giorno e invece lo dovevo subito associare. Il 18 gennaio del 1919 don Luigi Sturzo dà vita al Partito popolare italiano Il “Non expedit (non conviene)  della diretta partecipazione dei cattolici, in campo politico, in vigore dal 1868, poi confermato nel 1886 e pronunciato ancora da Pio IX nel 1874, sarà superato col Patto Gentiloni nel 1913 e dal Papa Benedetto XV definitivamente revocato, nel 1919. A 106 annidi distanza, l’intento dei promotori della giornata milanese è stato quello che, all’interno della politica, voci multiple riescano a farsi sentire “per restituirci un luogo e anche un pensiero che spazi dall’universalita’ della prestazione alla cooperazione”. Con queste parole ha avuto termine il discorso introduttivo, affidato a Emiliano Del BONO, cattolico del PD, già Sindaco di Brescia deputato e attuale Vice presidente del Consiglio regionale Lombardia. Dopo di lui, ci sono statii saluti di Marco GRANELLI, Stefano LEPRI e Maria Pia GARAVAGLIA. A questi, coordinati da Stefano PIZZUL, sono seguite le considerazioni di Elena GRANATA e Lorenzo BECCHETTI. Dopodichè Ernesto Maria RUFFINI, con il suo intervento, ha concluso il primo panel.

Vado ora per ordine ed estrapolo dall’intervento di Marco GRANELLI, assessore alla Sicurezza del Comune di Milano. “… Si è coscienti della bellezza e della fatica che comporta la costruzione della propria città”… “Ritornare tra la gente e con la gente, per raccogliere aspettative e tensioni. Quali le percezioni, le richieste concrete. Ascoltare, comprendere e condividere. Passo dopo passo”. Occorre una convergenza d’impegno. Da sola la politica non ce la può fare. Sono necessarie regole comuni e trasparenza”. 

A seguire è stato Stefano LEPRI, già Assessore per le politiche sociali al Comune di Torino e Senatore nella trascorsa legislatura. Dirà:“Il filo rosso di questo Convegno è segno profondo di ritrovo, non abbiamo mete predestinate, ma un cammino”… L’intento dei vari relatori è dare maggiore forza alle reti di comunità che guardano “alla irriducibile personalità di ogni persona“, ai suoi bisogni, alle sue attese, che vanno costantemente normate e applicate.

A distanza di un mese, tentare una sintesi all’osso, su queste e sulle altre riflessioni che seguiranno, mi permette di commentare quanto sta accadendo in Italia e altrove in questi giorni. E così le parole di Lepri non possono non farmi chiedere come ci si pone di fronte ai problemi reali della vita, o meglio, nello specifico, del fine vita di cui proprio in questo fine settimana si dibatte. La Regione Toscana al riguardo ha predisposto una legge per regolare il suicidio assistito.I locali referenti regionali di destra si apprestano a bloccarla, non permettendone la promulgazione, avendo fatto ricorso al Collegio di garanzia statutaria. A loro avviso la Regione, mancando una legge nazionale, non avrebbe le competenze. Va detto, tuttavia, che in Italia dal 2019, grazie a una sentenza della Corte costituzionale, il suicidio assistito, fatto salvi i dovuti presupposti, è legale. Duole dirlo, ma credo si è tornati indietro di 50 anni quando i dettami della società, non si rispecchiavano con il partito di maggioranza d’allora, la Democrazia Cristiana, i cui rappresentanti, compatti erano contro divorzio e aborto. Rispetto ad allora tuttavia c’è una differenza sostanziale. Mezzo secolo fa il Paese poteva contare su una rigogliosa forza giovanile, oggi basta semplicemente guardarsi intorno per vedere come e chi si è. Da un lato si è di fronte a una società  vecchia e per certi versi alquanto squinternata, con situazioni che, a volte, rasentano l’inimmaginabile, e che mettono a dura prova quanti, direttamente o indirettamente sono coinvolte su tale tema, dall’altro ci sono gli apparati ecclesiali, il cui dettato poggia sulla sacralità della vita.  A latere, infine, tralasciando i mezzi di informazione e l’organo esecutivo, rappresentato dal Governo, restano i due altri organi, il giudiziario e il  legislativo, ma è al Parlamento, ai nostri politici, che spetta il compito di legiferare! E se essi non legiferano, di fronte a tante disgraziate e disperate situazioni, specie laddove la fede non sorregge e sostiene sofferenti e familiari, che fare?

Riprendo in mano gli appunti.

Dopo Trieste, dirà PIZZUL, la rete di amministratori che si è costruita a luglio e attivata da allora, conclusa questa giornata, si ritroverà presto. Il tempo in cui sembrava che la politica non avesse più bisogno dei cattolici è finito. Essi, confinati nell’area della pre-politica, immersa unicamente nella sfera del volontariato sociale, di fatto, sono stati  una voce silente. Ma oggi non è più così.  Il laicato cattolico impegnato nella gestione della pubblica amministrazione -ha continuato- prima di dare la parola a Maria Pia GARAVAGLIA, si ritroverà a febbraio, per aprire una piattaforma in cui si potranno discutere questioni, anche quelle internazionali, di impellente importanza. Avvia, quindi, la sua esposizione l’attuale presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) Maria Pia GARAVAGLIA, che, senza tante perifrasi, ha messo subito il dito nella piaga: l’Europa,la crisi della democrazia, il serpeggiante vento destrorso. E, richiamando De Gasperi e lo spirito costituente, ha ricordato come la “politica estera era la nostra politica interna. E ancora “senza Europa unita non c’è dialogo”.

E, nuovamente, rieccomi a quest’ultima settimana che sta per andare via. Si legge un po’ ovunque che in Europa si è alla ricerca di un dialogo con un fronte unico e decisioni comuni per contrastare, in modo particolare gli affondi statunitensi. E’ una sorta di mantra, una preghiera, che i maggiori e più influenti capi di governo europei recitano e che ha imposto alla nostra Giorgia un cambio di passo. Il doppiogiochismo meloniano, la sua ambiguità, i silenzi e le assenze degli ultimi giorni, da tutti chiaramente colti, sia dalla sua compagine, sia all’opposizione -e mi riferisco al caso Almasri, ai clamorosi rientri dall’Albania, agli attacchi alla Magistratura- stanno inducendo la Presidente del Consiglio a una revisione dell’agire. E, per fortuna nostra, con la furbizia, che non le fa certo difetto, la stiamo vedendo riavvicinarsi alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. A neanche un mese, infatti, dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca e senza ombra alcuna, si vede come l’America di Trump e Musk, gli intendimenti del primo, l’uomo più potente del mondo, e del secondo, il più ricco del mondo, fantasioso inventore spaziale  e consulente e braccio destro del primo, nulla hanno a che fare con i valori democratici propugnati dai nostri Padri costituenti. La volontà di pace che Donald e Elon, ammantati da un alone di religiosità, dichiarano  di ricercare e gli scambi commerciali che intendono volere ed avere, ormai è palese, si basano esclusivamente su regole impartite agli altri attraverso un bieco approccio affaristico. 

Torno agli appunti.

Dopo l’esposizione della Presidente ANPC, il coordinatore PIZZUL dirà, come si verrà a capire, nel corso di tutta la giornata, che al motto sturziano “liberi e forti” occorrerà aggiungere “Generativi”. Dàquindi la parola ad Elena GRANATA. Vice presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore della Settimana sociale, ci tiene a far sapere che quella Settimana, inaugurata il 4 luglio dello scorso anno, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e conclusasi alla presenza di Papa Francesco Bergoglio, era stata preparata da ben due anni. E con certosina meticolosità.

                                                                                                                 ( continua nel prossimo… diario… )

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