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Diario minimo: II° cap. – Essere credibili

Posted on 6 Marzo 2025

(prosegue 2)

La Vice presidente Granata ha precisato come il risultato di quella Settimana sociale non è arrivato per caso “non è stato un miracolo dello Spirito Santo”…”è stato il metodo a far la differenza. Un terzo di uomini, un terzo di donne e un terzo di giovani”.

In quel frangente, scusate se ci ricasco, mentalmente, non ho potuto fare a meno di rivedere un’immagine di un video di una teca RAI. In primo piano c’è un collaboratore e sostenitore di La Pira. Ricordava il Sindaco quando, nel 1964, continuava ad affidarsi alla Madonnina, per far sì che quella sua Giunta, la prima a connotazione centro-sinistra non venisse sfiduciata. Egli gli diceva sconsolato:”Ma Sindaco in Consiglio non c’è la Madonnina a votare!”. In “La vita in sintesi di Giorgio La Pira” della Fondazione Giorgio La Pira di Firenze, si legge: 1945 Eletto Deputato all’Assemblea Costituente. 1951-56 Sindaco per la prima volta ( si dimette da Deputato). 1956-57 La crisi della maggioranza centrista porterà allo scioglimento della Giunta. 1958 Nuovamente eletto alla Camera dei Deputati. 1960- 64 Sindaco per la terza volta). Quel pesciolino rosso nell’acquasantiera o comunista bianco, come veniva etichettato, sembrava, nei giorni che precedettero le sue dimissioni, dovesse esser proprio arrivato alla frutta. Così Fioretta Mazzei, la sua storica e più che segretaria, (la vera ed effettiva fu Antinesca Rabissi Tilli) amica e confidente – dirà lucidamente di quelle tristi ore :”non è riuscito a rielaborare la perdita del potere”. In quell’angustiante periodo, che va dal ’62 al ’65, Giorgio La Pira, comparse davanti ai giudici, subì calunnie e insinuazioni. Per lui che era uno spirito contemplativo, ma anche uomo dell’operare e che della Politica aveva fatto veramente un Servizio, fu un  vero dramma. Il tempo, però, a volte per noi così incommensurabile, ( sempre c.s. 1965 Impegno per la pace in Vietnam. Viaggio ad Hanoi. 1967-1975 Intensa attività internazionale.) ha continuato a dargli ragione e lustro. Nel novembre 1965 dialoghera’ con Ho Chi Minh. In quel viaggio sarà accompagnato da un giovane Mario Primicerio, che poi scriverà di quei giorni. E quella Diccì che era stata così importante per la ricostruzione del Paese e di cui l’America si fidava, anni dopo, e per l’ennesima volta, si farà avanti e andrà a cercarlo. Egli, è da dire, non aveva mai avuto la tessera del Partito della Democrazia Cristiana che lo ricandiderà nuovamente per le elezioni politiche del 1976, e nel luglio risulterà eletto come Deputato della Repubblica. Il suo corpo però, ormai, fisicamente provato e debilitato,non reggerà e Giorgio La Pira, l’individuo del dialogo e delle relazioni, il testimone di pace, il laico cristiano siciliano, il Sindaco santo, come qualche toscanaccio lo irrideva, conosciuto nel mondo, si spegnerà, a 73 anni, dopo neanche 6 mesi dal nuovo incarico parlamentare, di sabato, nella notte senza vespri, il 5 novembre del 1977.

Le conclusioni -ha continuato Elena GRANATA- a cui i convenuti sono giunti quest’estate, in quella Settimana rimarcano la necessità di un impegno più visibile da parte dei cattolici laici nelle istituzioni. “Si badi bene -ha sottolineato- non un nuovo partito, ma una presenza più attiva dei cattolici impegnati in politica”…. “Bisogna riappropriarsi delle palestre della democrazia, avendo un modo di parlare nuovo. Non com’eravamo, ma ciò che possiamo essere, perché c’è fame e sete di Politica che non si trova nei luoghi ordinari”.

Dialoga con lei Lorenzo BECCHETTI, economista e professore ordinario di Economia politica .a Tor Vergata.  E questi interviene affermando:”Se è necessaria una dovuta attenzione ai media, occorre attrezzarsi con un piano B. La storia del pensiero occidentale, prosegue, procede per azioni e reazioni”. Nel XVIII secolo ha fatto scuola il motto Liberté, egalité’, fraternité’ e se si può dire che, lungo i secoli, i diversi movimenti politici hanno prestato attenzione ai primi due termini , il terzo è stato lasciato in disparte. Ma da diversi anni in qua le parole di Papa Bergoglio, il cui magistero sin da subito si è concentrato sui più indifesi e deboli, ha continuato a orientarsi su quella che egli stesso, ha denominato la “cultura dello scarto”. Con l’enciclica “Fratelli tutti” ha indicato la direzione. “Noi – continua BECCHETTI- nasciamo da una relazione”. Gli sviluppi scientifici dell’odierna psicologia ci spiega come funzionano i nostri neuroni a specchio.”….La  nostra è un’intelligenza relazionale, i sentimenti con cui ci plasmiamo non solo solo positivi, perchè in noi c’è anche invidia, gelosia”… “Possiamo creare vuoto o cooperazione”. Papa Francesco, che crede nella cooperazione, ha messo in atto un percorso, un processo nuovo, chiamando a sedersi intorno a un tavolo, i Premi Nobel del mondo, affinché parlassero e si confrontassero tra loro per discutere dei problemi più scottanti che segnano il futuro dell’umanità, dal clima, alle disuguaglianze sociali, all’intelligenza artificiale. “Non dobbiamo aver paura di essere felici”. Ai liberi e forti di don Sturzo, oggi, dobbiamo aggiungere, generativi.

Il coordinatore PIZZUL incalza entrambi i relatori “… bisogna essere una squadra? Creare un processo, affinchè possa accadere qualcosa di nuovo per il futuro?”

Risponde Elena GRANATA. La Politica è invasa da linguaggi diversi e se funziona l’intelligenza connettiva si provoca qualcosa di inedito, un pensiero alto, diverso dalla politica del’ 900 che  faceva leva su un vecchio modello. In una breve sintesi 1) Per troppo tempo si è rimasti rintanati nel pre-politico. Bisogna mettere le mani in pasta; 2) Assistiamo a uno scollamento tra i saperi. C’è un mondo delle comunicazioni e un mondo dove si prendono le decisioni…il nuovo sistema prevede “un pensiero collaborante che nasce dal mondo reale e va nel mondo alto”; 3) Il Papa quando parla, quando scrive, è politico. Tutti siamo chiamati alla Politica, dobbiamo rialfabetizzarci alla Politica e non si può parlare con parole vecchie. C’è bisogno di parole nuove”. Quello che si va a profilare è uno scenario grandemente liberatorio. Tuttavia senza le donne, senza i (pochi)  giovani manca un pezzo di questa storia. E’ da loro che emerge il coraggio e la speranza.

“La speranza siamo noi” Queste parole – lo interrompe PIZZUL- erano di frequante pronunciate da Davide Sassoli, che è mancato il 21 dicembre di tre anni fa. Sassoli è stato un grande costruttore di relazioni e di Europa.

, Interviene nuovamente BECCHETTI. “La speranza”. E’ da lì che siamo partiti in questo nuovo processo, dalle buone pratiche alla Polis. Abbiamo preso ad esempio la Povertà (ex Commissione Saraceno). C’è bisogno di una misura. 1)Il tempo che occorre; 2) quale tipo di lavoro espletare; e3) di chi ti prendi cura. Un altro esempio, la Comunicazione. Ormai siamo degli anfibi, metà reali e metà virtuali. Non può esserci un monopolio e occorre dar vita a una comunità educante digitale quindi a chi il compito della prima pagina dei social?. Ancora, sulla Sanità, quando si è di fronte al caldo torrido: chi muore? Il metro deve riguardare medico e famiglia. Altro tema: la questione demografica. A breve su 9 persone 4 saranno giovani e mancheranno i lavoratori. Quelli che vengono dall’estero quali tipi di lavoro sanno fare? Un altro aspetto, le relazioni tra il nord e il sud del mondo, nell’anno del Giubileo prendere in considerazione il debito dei paesi poveri, investire sulla transizione ecologica con mediazione multilaterale. “Questi alcuni degli argomenti di cui ci siamo appassionati. E che sono collaterali al civismo e alla partecipazione attiva…Questo è il momento di lavorare insieme”.

PIZZUL fa il punto “La politica ha un limite, è limitata. E la democrazia del partitismo rischia di soffocare. C’è un necessario bisogno di corpi intermedi. Con questa prospettiva invita a parlare Ernesto Maria RUFFINI che, dimessosi anticipatamente, a metà dicembre ha rimesso il mandato di direttore dell’Agenzia delle Entrate. A lui il compito di chiudere la prima sessione, il primo panel, della mattinata.

Ha esordito RUFFINI dicendo che anche se in questa giornata a Brescia, Milano e Orvieto si ricorda la costituzione del Partito popolare di don Sturzo,“… oggi è un giorno come un altro. La storia continua sempre e si costruisce passo dopo passo. Non annunci, né una nuova storia identitaria con rigide etichette. Nessuna identità può essere rigida, altrimenti muore…L’ intento di questo giorno non è il lancio di un nuovo partito, né la nascita di una corrente, né l’avvio di uno spazio geometrico. Chi si riconosce in questo consesso vuole porsi come sale e lievito della società, ingredienti questi di cui si può sentire la mancanza senza coprire gli altri sapori”… E sono venuto qui per parlare di Politica di Paese con ricerca del bene comune, in cui noi siamo inseriti, senza pregiudizi e senza preconcetti. Il nostro Paese appartiene a tutti…Nessuno di noi è depositario di verità. In Politica non si va avanti per forza d’inerzia, ma con decisioni precise e condivise. Oggi si constata un atteggiamento politico vecchio, che fa perdere fiducia nella partecipazione. Prima responsabilità è portare al voto. Non è una conta e non si può escludere la metà di chi non vota”…” La Politica è la più alta forma di carità, non è cosmesi, ma confronto con mezzo Paese”. Urge andare a cercare “chi ha smesso di trovare nella politica la risposta alle proprie speranze”… “Questa è la democrazia: ascoltare i bisogni. Il bene comune è troppo importante. Nessuno di noi ha la ricetta. L’ingrediente che oggi un cattolico può portare in Politica è il considerare l’altro non un nemico, ma un interlocutore con cui ha comuni corresponsabilità. La visione da avere dev’essere larga, condivisa e tanto ancora si può fare”…. Tanto c’è da dire e da ascoltare su: clima, giovani,spopolamento,aree interne, equità fiscale, crisi dell’educazione, ruolo delle donne, visto anche l’emergente maschilismo. Serve dunque più generosità da parte di ognuno di noi, declinati a essere non numeri primi, ma numeri due. I liberi e forti  a cui si rivolgerebbe don Sturzo non sono superuomini, ma uomini che hanno la visione di legami con la persona. Ma non di legami che mortificano questa, avvinghiandola a modelli neofeudatali e piegandola a quel mondo. Davide Maria Sassoli, oggi, già citato, ammoniva dicendo: “Se vinci con la destra è la destra che vince”. In questi tempi in cui le parole non difettano, bisogna aver cura delle parole. Poche parole, amicizia, amore e pace ,per avvicinare gli altri a noi. E concludo, con le parole di Rosario Livatino: alla fine dei nostri giorni la domanda non è se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili.

Prima dell’avvio del 2° panel a salire sul palco è il Sindaco di Milano Beppe SALA che esplicita il suo tormento. “In politica io voglio vincere, non sono un’anima bella. Se si continua così la sconfitta è ineluttabile. Oggi c’è un enclave che tende a condividere un pensiero politico. Noi dobbiamo avere il coraggio di parlare altrove, come hanno già detto Maria Pia e Ruffini. La politica se è egoismo è un disastro. Non manca la domanda, manca l’offerta e noi siamo qui per tutti noi”.

                                                                                                                                  ( continua in 3 )

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