di Jomarie Alano
Il mio primo incontro con Ada Gobetti è avvenuto grazie allo studio sulla Resistenza antifascista in Italia scritto da Charles Delzell, considerato un classico1. Il nome di Ada appare in una nota alla breve sezione dedicata a Piero Gobetti e alla stampa antifascista: Delzell riconosce ad Ada il merito di aver tenuto in vita gli ideali del marito dopo la morte, avvenuta nel 1926, anche grazie alle sue attività come traduttrice, educatrice ed attivista di Resistenza.
La breve, ma acuta, notazione di Delzell riguardo ad Ada Gobetti e alla sua connessione con il primo movimento antifascista a Torino ha suscitato il mio interesse verso questa giovane donna italiana che ha “mantenuto la fiamma accesa”. Una conversazione con Paula Schwartz (studiosa della Resistenza francese presso il Middlebury College) ed una lettura approfondita del suo articolo riguardo la “ridefinizione della Resistenza” mi hanno spinto a mettere in questione il significato stesso della Resistenza nel contesto italiano2. Mentre Schwartz ha confinato la sua analisi agli anni della guerra in Francia, io ho scelto di espandere questa ridefinizione della Resistenza al fine di includervi sia le attività antifasciste durante tutto il periodo mussoliniano e la seconda guerra mondiale, sia gli sforzi volti a mantenere vivi gli ideali della Resistenza durante il dopoguerra. La vita di Ada Gobetti sembra essere un caso ideale ed esemplare per esaminare il fenomeno complesso della Resistenza in Italia, prima e dopo la Resistenza “ufficiale” del 1943-45.
Nonostante il corpus significativo dei suoi scritti, la posizione di vice-sindaco di Torino nell’immediato dopoguerra, il posto prominente nel movimento delle donne in Italia e all’estero, il contributo significativo alla pedagogia italiana ed il ruolo fondamentale nella storia dell’antifascismo e della Resistenza in Italia, non esiste una biografia estesa di Ada Gobetti in inglese o in italiano. Il motivo forse risiede nel fatto che gli studiosi non hanno avuto accesso alle carte di Ada se non di recente. O forse le sue molteplici attività in così tante aree di azione hanno reso difficile confinare un’analisi della sua vita ad un campo particolare di studi – un aspetto che anche io ho trovato, a volte, scoraggiante. Ada Gobetti non era sola. Molte altre donne di Torino – Barbara Allason, Natalia Ginzburg, Bianca Guidetti Serra, Teresa Noce, Camilla Ravera, Giuliana Segre Giorgi e Luisa Sturani Monti, solo per nominarne alcune – si sono impegnate nella lotta resistenziale con le loro capacità di scrittrici, avvocatesse o attiviste politiche.
Il mio studio su Ada Gobetti e sulla sua “vita di Resistenza” è solo un inizio.
Nel decreto del 2 ottobre 1978 il ministero della Difesa della Repubblica italiana ha conferito ad Ada Prospero Marchesini Gobetti la medaglia d’argento al valor militare per la sua partecipazione alla Resistenza:
Partigiana Combattente, fu tra le prime donne che l’8 settembre 1943 organizzarono la lotta armata contro il nemico. Fece della sua casa, pur conscia del pericolo cui si esponeva, un ritrovo e un centro vitale di attività clandestina per tutti i partigiani della zona. Recatasi in Francia per una delicata missione presso il comando Alleato, non esitò ad affrontare una rischiosa traversata Alpina a più di 3000 metri di quota prolungatasi per oltre tre giorni… Riuscì, con rara perizia alpinistica e sprezzo del pericolo, a sfuggire all’inseguimento nemico, portando al sicuro i documenti di cui era latrice… Fulgido esempio di suprema dedizione e fervido entusiasmo agli ideali di libertà e di Patria…. (continua)
