“Nell’ora in cui sei partito, una nevicata fitta, bianca, improvvisa. Quasi avesse voluto, gelida e chiara, irrigidire un poco lo strazio della separazione”. Con queste parole Ada Prospero Gobetti ricordava la partenza del marito il 3 febbraio 1926 da Torino, dalla sua casa di via Fabro, per Parigi. Piero Gobetti, il geniale, vulcanico editore antifascista sperava di potere lì, al riparo dalle persecuzioni inflittegli per esplicita volontà di Mussolini (che in un telegramma al prefetto di Torino intimava: “Rendere difficile vita questo insulso oppositore governo e fascismo”), riprendere la sua attività di scrittore e editorialista, e contava di poter essere raggiunto presto dalla moglie con Poussin, il piccolo Paolo appena nato. Nel libro Le nevi di Gobetti Bruno Quaranta, giornalista e scrittore, per molti anni critico letterario di Tuttolibri e tuttora collaboratore del quotidiano La Stampa, ripercorre il viaggio sulla carrozza traballante (la “sitadina”) che portò Gobetti dalla sua casa alla stazione di Porta Nuova, attraversando le vie di Torino a lui care, via Cernaia, piazza Solferino, via Pietro Micca, piazza Vittorio, il Valentino… Da Torino il treno lo portò a Meana, Susa, Bardonecchia e poi, oltre il confine, a Modane, Chambéry, Saint-Michel-de-Maurienne, fino a Parigi, dove negli anni precedenti aveva soggiornato con Ada con altro spirito. Come sappiamo, a Parigi Piero Gobetti morirà poche settimane dopo, nella notte fra il 15 e il 16 febbraio, stroncato dalla debolezza del cuore e dai postumi delle aggressioni subite a Torino.
Bruno Quaranta ha iniziato la carriera giornalistica presso Il Giornale di Indro Montanelli. È tra i curatori per l’editore Rusconi dell’opera omnia di Giovanni Arpino, uno dei suoi autori prediletti, di cui fu amico. Ha curato per Aragno Il malpensante di Carlo Arturo Jemolo e La pazienza della storia di Luigi Salvatorelli. Appassionato di pittura, ammira l’arte visionaria di Italo Cremona e i misteriosi ritratti femminili di Mario Reviglione. Amante di quello spirito torinese (forse estinto ormai) fatto di understatement, ma anche della passione civile che animava i Galante Garrone, Bobbio, Antonicelli, con questo libro rende un omaggio commosso non solo all’editore di Energie Nove, della Rivoluzione Liberale e del Baretti, ma a quegli intellettuali e artisti che hanno nobilitato l’Italia e che, come ammonisce il Foscolo, sono stati il terreno fecondo che ha nutrito altri grandi. Così il viaggio per le strade deserte di Torino al crepuscolo diventa un racconto avvincente in cui ogni giro di ruota evoca personaggi e momenti che rinviano ad altri momenti, ad altri personaggi in un caleidoscopio di riferimenti che illuminano il protagonista e la sua epoca; sono pagine cariche di ricordi degli incontri reali o letterari di Gobetti con i suoi “maggiori”, i maestri di libertà del passato e i personaggi con cui c’era amicizia e consuetudine, come Norberto Bobbio, Luigi Einaudi, Felice Casorati, Luigi Salvatorelli, Gaetano Salvemini, Carlo Levi. Nella ricostruzione documentatissima di Quaranta rivivono anche poeti, Montale in primis,pittori, come Mario Lattes, mecenati, come Riccardo Gualino, con in sottofondo la musica di Mozart… tutto un mondo, in un racconto appassionato, dove Gobetti incarna il bogianen torinese fedele al principio di “non abbandonare il posto” che segnò la sua vita e la sua morte.
Gianna Montanari
Bruno Quaranta
Le nevi di Gobetti
Passigli Editori, 2020
133 pp., 16 euro
