Amici e simpatizzanti di Politica
ci si ritrova con poche ma sostanziose notizie, almeno lo si spera. Comincio dalla prima. Nei giorni 8 e 9 giugno siamo chiamati a pronunciarci su 5 quesiti referendari. Di questi, quattro riguardano i diritti dei lavoratori in materia di lavoro e il quinto, la riduzione degli anni da 10 a 5 per il riconoscimento della cittadinanza agli stranieri. Al riguardo informazione e dibattiti pubblici sui canali Rai di Stato sono assenti. Alte cariche di governo invitano a non votare, anche se peraltro e, a onor del vero, non è una novità. Già nel lontano passato l’incitamento all’astensionismo… è avvenuto. Lo si fa affinché il quorum non venga raggiunto e le cose rimangano come sono. Questo modo di procedere ci sta bene? Il primo articolo proposto,, apparso su “In piazza” è di Pier Antonio Carnemolla. Egli senza entrare direttamente nel merito dei quesiti, volutamente, si sofferma sul “dovere della partecipazione” secondo la Dottrina sociale della Chiesa. La Rerum Novarum, pubblicata nel 1891 ad opera di Leone XIII, indusse per la prima volta ad affrontare i diritti e i doveri del capitale e del lavoro. A Leone XIV, 267esimo Pontefice del soglio petrino, eletto giovedì 8 maggio, ad appena 24 ore dall’inizio del Conclave, i nostri più calorosi auguri. Su di lui, Robert Francis Prevost, Bob per padre Giuseppe Pagano – il priore agostiniano di Santo Spirito in Firenze-, il mondo intero, al di là del credo o non credo religioso, ripone molte speranze, affinché s’impetri ovunque la pace disarmata e disarmante in Cristo Risorto. Possa il motto agostiniano, che Leone da tempo ha fatto suo: Veritas, Unitas, Caritas, essergli da faro e bussola.
Un altro autorevole monito, nella “sobrietà” dei festeggiamenti del 25 aprile 2025, in merito alla rinuncia all’astensionismo ci è giunto dal presidente Sergio Mattarella, che nel richiamare la figura di Sandro Pertini, ha ricordato come “la partecipazione politica contraddistingue la nostra democrazia”. Dal 25 aprile, non si deve dimenticare, è scaturita la nostra Costituzione. “È – ha detto Mattarella – l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà. Da questi principi fondativi viene un appello: non possiamo arrenderci all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensionismo degli elettori, a una democrazia a bassa intensità”. Prima di richiamare l’altra proposta di lettura, due parole sull’incontro del 5 maggio scorso sul tema “Dal delitto Matteotti all’esilio di Piero Gobetti, il resistente numero 1. La sala di Binaria non era gremita, non era piena, ma le discrete presenze hanno apprezzato l’evento, un po’ diverso dal solito, che è stato proposto. Le Libere Pensatrici sono state molto brave, così pure il giornalista Bruno Quaranta, che, rispondendo alle domande di Gianna Montanari, con una parlata morbida, chiara ed esauriente, ha fatto volare il tempo in un battibaleno. Grazie ancora.
L’altra proposta ha per titolo: “Pace, dialogo tra fedi, giustizia sociale, contrasto alla povertà”. È l’intervista di Andrea Mucci, apparsa il 9 maggio su “La Nazione”, alla Presidente della Fondazione La Pira di Firenze, Patrizia Giunti, docente di Istituzioni di Diritto romano e Diritto romano all’Università di Firenze, la stessa cattedra a suo tempo ricoperta da Giorgio La Pira. La Presidente ha delineato come l’operato della Fondazione si sforza di portare avanti i valori che hanno contraddistinto il giurista pozzallese, formatosi a Messina e adottato da Firenze, perla del mondo, come il Professore amava dire. Entrato suo malgrado nell’agone politico ha affrontato l’ impegno, prima da parlamentare e poi da sindaco, come un servizio da svolgere con ferrea, trasparente, evangelica cristianità. Suoi punti fermi sono stati l’attenzione alla giustizia sociale, il contrasto alla povertà, l’inevitabilità della pace e il dialogo tra le tre fedi abramitiche. Tutte criticità, considerato “il mondo a pezzi” in cui viviamo, estremamente attuali.
Infine segnalo la ripresa della continuazione di Diario minimo.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni
