Amici e simpatizzanti di Politica
è il 10 giugno, il giorno dopo del quorum non raggiunto. La mobilitazione della sinistra non è stata sufficientemente accolta o forse non la si è voluta prendere sul serio. Sta di fatto che il problema del lavoro, nelle sue antiche e nuove forme rimarrà alla facciazza nostra, come direbbero i pozzallesi, immutato, tanto quanto l’altro annoso problema dei nuovi italiani e che italiani ancora non sono. La paura dell’accoglienza ed effettiva accettazione dello straniero fa 90, proprio come gli anni che, più o meno, molto di noi, se in vita, avranno quando la nostra amata Patria sarà un Ei fu.
I nostri politici a qualunque corrente e orientamento ci si richiama, al riguardo tuttavia, sembrano non pre-occuparsi più di tanto, mentre l’effetto domino è in atto da decenni … Non è più il tempo del “tanto ci penserà chi verrà dopo”. Non regge più. A meno che non si voglia scientemente affamare e immiserire il Paese, dal punto di vista economico sociale e culturale. I risparmi degli italiani e tutto il nostro patrimonio, lo sanno tutti, rappresenta il doppio dell’ ingente debito accumulato negli anni, ma questo non autorizza chi si avvicenda nelle stanze del potere a non provvedere a una seria revisione strutturale del sistema Italia. E invece di approfittare di questo momento, che, a sentire gli economisti, è favorevole per interventi significativi e durevoli, si continua a magnificare i risultati ottenuti, ancorche’ di stima modesta. È giunto il momento, a tutti i livelli, di guardarsi attorno, rimboccarsi le maniche e dare vita ad azioni partecipate. A partire dalla pratica democratica e attenzione alla persona, nella sua fioritura, che è bene sia sperimentata e diffusa, innanzitutto, all’interno delle proprie case.
L’aria di sonnolenza, la patina di noia e di sguardo insoddisfatto, perso nel vuoto, che traspare negli occhi di molti giovani e meno giovani, seduti ai tavolini dei dehors degustando drink e cellulare a manetta, è davvero preoccupante. Eminenti personalità, competenti nella conoscenza dell’animo umano, non hanno ormai alcun dubbio. Aver tolto fin dall’infanzia l’emozione del desiderio, la distinzione del bene e del male e quale senso imprimere alla vita, significa avviare le nuove generazioni, rincorrendo un’idea farlocca di permissivismo e di libertà, alla condanna inesorabile della schiavitù da… E mettete pure tutte le forme di dipendenza che vi vengono immediatamente alla mente. Persone dotte e preparate non hanno alcun dubbio nell’affermare che la prima forma di democrazia, ossia aver rispetto dell’altrui persona, darle dignità e prestare attenzione, affinché vengano impedite ingiustizie, è la prima prassi da coltivare in famiglia. E scusate se è poco.
Vorrei ora rammentare, attraverso il ricordo di Patrizia Giunti, attuale presidente della Fondazione La Pira, un uomo, Mario Primicerio, che si è mosso in questa direzione. Lo scritto che qui si pubblica è apparso su Toscana Oggi l’8 giugno. Fine matematico internazionale a cui Firenze – città in cui è stato anche sindaco – ha insignito, nell’aprile scorso il Giglio d’oro, è scomparso il 30 maggio. Primicerio ha vissuto anche sotto l’ala protettiva della famiglia elettiva che faceva capo a Giorgio La Pira, che accompagno’, nel 1965, con il conflitto vietnamita in corso, ad Hanoi. Alla morte di La Pira ne ha perseguito l’impegno, continuando a spargere e diffondere la buona novella del messaggio evangelico. Concludo ricordando l’incontro di martedì 17 giugno alle ore 18.00 presso Binaria, via Sestriere 34, in cui si parlerà degli uomini che si opposero alle leggi Fascistissime.
Con stima e simpatia
Adriana Vindigni
