In gran parte del mondo, il conflitto armato rappresenta un determinante fondamentale della salute delle popolazioni e del funzionamento dei sistemi sanitari. Il peso globale dei conflitti armati e della violenza è insolitamente elevato, e i loro effetti si estendono ben oltre i campi di battaglia: il danno prodotto dalla guerra, tanto nelle zone di combattimento quanto nei contesti civili, viene sempre più normalizzato (1).
Quale sarà la sfida sanitaria più urgente del 2026? Il cambiamento climatico? L’intelligenza artificiale? Le pandemie? Le malattie non trasmissibili? Tutte queste questioni continueranno a modellare la salute e la medicina. Eppure, in gran parte del mondo, il conflitto armato rappresenta un determinante fondamentale della salute delle popolazioni e del funzionamento dei sistemi sanitari. Il peso globale dei conflitti armati e della violenza è insolitamente elevato, e i loro effetti si estendono ben oltre i campi di battaglia: il danno prodotto dalla guerra, tanto nelle zone di combattimento quanto nei contesti civili, viene sempre più normalizzato. Troppo spesso il conflitto viene trattato come un fattore esterno rispetto alla salute; in realtà, esso attraversa trasversalmente ogni grande agenda sanitaria, condizionando i rischi, le risposte e la possibilità stessa di compiere progressi.
