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Tornante della storia

Posted on 21 Febbraio 2026

(continua 2)

Nell’abstract del libro “Una nuova Giustizia” si legge, Ministro, che questa sua fatica è da ritenersi ” il capitolo conclusivo di un lungo percorso iniziato quasi trent’ anni fa, con la pubblicazione del volume “Giustizia” ed. Guerini Associati.
Prima di soffermarmi però su questo testo mi preme fare una correzione su quanto ho detto a proposito del Non expedit. L’annullamento definitivo del divieto avvenne per opera di Benedetto XV non nel 1918, ma nel novembre del 1919. Primi allenamenti nei confronti della proibizione alla partecipazione politica si erano avuti già nel 1905 e in seguito nel 1913, con il Patto Gentiloni. Tutto ciò portò don Luigi Sturzo, nel gennaio del 1919, alla fondazione del Partito popolare e alla definitiva abrogazione del divieto da parte di Benedetto XV, alla fine di quello stesso anno.
Lungo tutta la sua carriera professionale si è occupato di molti aspetti e ambiti giudiziari che l’hanno portato a mettere per iscritto il suo pensiero, con le sottostanti opere, tutte edite con Guerini Associati.
Il primo libro “Giustizia” risale al 1997.
Da Tangentopoli scoppiata nel 1992 erano trascorsi cinque anni. Le inchieste di Mani pulite avevano portato a processo i vertici del partito socialista, nella persona di Bettino Craxi, e i democristiani Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, il cosiddetto CAF. Il pentapartito fragilissimo, le alleanze e reciproche convenienze tra Partito socialista e Democrazia cristiana portarono con la condanna del CAF al crollo del Partito democristiano, che aveva detenuto il monopolio politico dal 1948 e alla fine della Prima Repubblica.
Nel libro, in questione, viene illustrato prima il viaggio storico filosofico dell’idea di Giustizia e il suo “essere punto cardinale per la convivenza degli uomini” e, a seguire, nella seconda parte, la realtà del Paese. L’autore delinea e tratteggia una “riforma radicale” in cui è già auspicata l’adozione di un sistema accusatorio, la separazione delle carriere e altro ancora. A due anni di distanza, nel 1999, Carlo Nordio pubblica “Emergenza Giustizia”. Trascorrono quasi dieci anni e nel 2010 scrive, con Giuliano Pisapia “In attesa di giustizia Dialogo sulle riforme possibili”. In quel momento Nordio è procuratore aggiunto di Venezia mentre Pisapia, che è avvocato, presiede in Parlamento la Commissione giustizia. Il parlamentare nel 1989 è stato firmatario della Riforma Vassalli. Legge che in tema di giustizia è considerata il primo testo di riforma attuativa della Costituzione. Passano altri nove anni e nel 2019 il Guardasigilli pubblica “La stagione dell’indulgenza e i suoi frutti avvelenati”. In ultimo, nel 2022,” Una Nuova Giustizia”, da cui, come indicato nelle pagine trascorse, c’è la volontà di “riportare l’equilibrio tra i poteri”, Per i proponenti questa riforma costituzionale oltre a giovare chi al momento governa evita le invadenze di campo dei magistrati che devono essere ”ricondotti”. Da “Mani pulite” in poi da un lato, e in precedenza dal Congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati, di Gardone Riviera dall’altro – come ha detto Salvatore Prisco, nell’intervista proposta la volta scorsa, richiamando Carl Schmitt, giurista tedesco del ‘900, “se si giurisdizionalizza la politica inevitabilmente si politicizza la giurisdizione. “Siamo ora – ha continuato – alla resa dei conti… ciascuno con pretese di egemonia sull’altro”. Sempre Prisco “La Costituzione non è una legge come le altre, non può fissare tutto di una disciplina settoriale, o comunque non è vincolata a farlo, altrimenti sarebbe un elenco telefonico (sto esagerando ma lo faccio per spiegare meglio il mio pensiero)… Il tema della cultura della giurisdizione è peraltro serio… tutti gli attori della vicenda processuale devono coltivare una cultura delle garanzie costituzionali”. In questi giorni con il continuo rimando ai Costituenti mi sono chiesta a questo riguardo quale ruolo potesse aver avuto il giurista Giorgio La Pira. Piero Antonio Carnemolla me lo ha chiarito a voce e poi nello scritto che ha inviato. All’Assemblea Costituente chi si occupò in modo significativo della stesura degli articoli sulla giustizia fu Calamandrei. Suoi colleghi di lavoro furono Togliatti, Foa Leone, Moro Dossetti e Amodei, che rappresentavano i vari schieramenti politici. Giorgio La Pira si occupò dell’impalcatura, dell’edificio costituzionale, che poggia, a garanzia della democrazia, sull’equilibrio degli ordini di potere. Così, quando l’11 marzo del “47, a nome del gruppo parlamentare della DC, prese la parola, nel passare in rassegna tutto il lavoro svolto, ponendo questa domanda “Quando una Costituzione non è in crisi?“ così rispose: ”È evidente, quando c’è proporzione tra l’assetto giuridico e l’assetto sociale ed umano… Se voi avete un edificio costituzionale, cioè un assetto giuridico della società che è proporzionato al corpo sociale, che è proporzionato ai rapporti umani, quella Costituzione è esatta”.
Con questa riforma che ci prepariamo a votare, siamo così certi che i magistrati, nel difficile compito di applicazione della legge saranno in grado di renderla più giusta e uguale per tutti? A me, in tutta onesta’, sembra proprio di no e lo scritto piano e lieve di Piero Antonio Carnemolla, me ne ha dato una conferma.
È proprio vero ci troviamo e siamo, come avrebbe detto La Pira, a un tornante della storia che dobbiamo percorrere e attraversare con la consapevolezza che “il potere senza limiti distrugge”.

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