Intervento di Piero Calamandrei (Assemblea Costituente, 27 novembre 1947)
«[…] Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un “quarto potere”; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.
Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L’indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.
Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.
Ma v’è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: “Sia pure l’indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l’organo che deve dare l’impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo”.
Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.
Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell’accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.
Il Pubblico Ministero, nell’ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l’avvocato dell’accusa: è un magistrato, il quale ha l’obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all’imputato. Egli appartiene all’ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l’unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l’unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge.»
(Atti dell’Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti.)

In quella data non c’erano le pagine 2480 e Calamandrei non disse quelle parole.
Purtroppo credo che questa citazione sia un falso.
Ho controllato sugli Atti della Assemblea Costituente. La pagina 2480 si riferisce alla seduta pomeridiana del 25 novembre 1947, quando Calamandrei, pur votando, non intervenne . Calamandrei era presente invece nella seduta pomeridiana del 27 novembre e intervenne più volte sul tema della Corte di Cassazione.
Coloro i quali hanno intenzione di votare Si al referendum dovrebbero:
1) leggere questo intervento
2) capirlo
3) cambiare idea
Quello che è stato scritto dai nostri padri è sempre valido, ancor più oggi in questa difficile situazione politica e sociale che stiamo vivendo
Molto chiaro.
Grazie per aver ricordato una volta di più che dobbiamo infinita gratitudine ai padri costituenti.
È necessario rispettare la costituzione!
Dovremmo farlo pubblicare su tutti i giornali e emanato da tutti i telegiornali
Chiarissimo, cristallino!
Impeccabile.
I Padri Costituenti hanno pesato ogni parola della nostra Carta Costituzionale, ponderando i pensieri e le riflessioni dopo un confronto aperto e vivo.
Le parole di P. Calamandrei sono chiare,dovrebbero essere chiare per tutti, anche per chi ha voluto questo referendum.
Sì è visto a che cosa ha portato questa unità della magistratura (inquirente e giudicante) voluta dai Costituenti:
1) una indecente lottizzazione degli incarichi e relativa dipendenza dalle correnti politiche della magistratura (altro che “indipendenza”);
2) l’escalation degli errori giudiziari con enorme carico (sui cittadini: altro che libertà del cittadino) di risarcimenti;
3) ascesa di carriera per i giudici responsabili degli errori;
4 facili assoluzioni ‘reciproche’ nei casi di indisciplina.
Ho già segnalato che questo intervento di Piero Calamandrei non esiste negli Atti dell’Assemble Costituente.
A pagina 2480 esiste il resoconto della Riunione pomeridiana del 25 novembre 1947, nella quale Calamandrei NON intervenne, pur partecipando alle votazioni,
Calamandrei intervenne invece il 27 novembre 1947, quando si discuteva di Cassazione.
Illuminante!!! Grazie.