Gaetano Silvestri
“Doppio Csm e sorteggio mineranno la Costituzione È sciatteria legislativa”
Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte costituzionale, è assolutamente convinto dal No al referendum. Tanto più che negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli attacchi della presidente del Consiglio alla magistratura. Due giorni fa, Giorgia Meloni si era scagliata contro i giudici che si occupano della famiglia di Palmoli. Poi contro quelli che trattano i migranti clandestini spediti in Albania. Ieri ha vantato che la riforma potrà «liberare i magistrati dai condizionamenti della politica» e che il sorteggio sarà l’arma finale contro le «correnti ideologizzate». Il presidente Silvestri non ci sta: «Sorteggio e sdoppiamento dei Consigli superiori della magistratura faranno tremare l’intera impalcatura costituzionale».
Presidente, ci spiega qual è il contraccolpo che teme?
«Con il sorteggio, la riforma sostanzialmente dice che i magistrati non sono in grado di esprimere un giudizio equilibrato sulla capacità di chi dovrebbe sedere al Consiglio superiore della magistratura. Implica una svalutazione dell’organo».
Intende dire che l’idea del sorteggio presuppone una sfiducia nella magistratura?
«Sicuramente. Eppure il Csm è un organo fondamentale per il funzionamento della democrazia. Vede, l’idea dello Stato di diritto è basata sull’equilibrio e sulla separazione dei poteri. Nel momento in cui uno dei poteri è sfavorito, l’equilibrio non regge più».
Si dice: autonomia e indipendenza della magistratura non saranno toccati, anzi si fortificano entrambe le carriere, sia quella giudicante, sia quella requirente.
«Io piuttosto ci ravvedo una inquietante affinità con quelli che il codice civile definisce “atti emulativi”. Sono quegli atti in sé e per sé inutili, che hanno il solo scopo di nuocere o molestare altri. A ben guardare, questa riforma non serve a rendere più veloce e più efficiente la giustizia. Né serve a garantire una maggiore imparzialità dei giudici. Tra l’altro la separazione delle carriere di fatto c’è già, dato che il passaggio da una funzione all’altra è concesso ai magistrati una sola volta in tutta la loro vita professionale. Il ricorso al sorteggio, in conclusione, dimostra che si tratta di una riforma che si fa unicamente come atto emulativo, cioè destinato a nuocere e molestare. Se ci trasferiamo dal diritto civile nel campo del diritto costituzionale, diventa un atto di guerra tra poteri».
La separazione delle carriere non è indispensabile affinché il giudice sia effettivamente “terzo e imparziale” come dice la Costituzione dal 1999?
«Lo sento ripetere spesso, ma è stato autorevolmente smentito dal presidente Giorgio Lattanzi (presidente della Corte costituzionale nel 2018, ndr) che ha contribuito a scrivere quella riforma e ha precisato come non si debba confondere la parità delle parti, sacrosanta, con la questione ordinamentale. Se tiriamo fuori l’argomento della colleganza, ossia che le decisioni dei giudici sono sospette perché colleghi dei pubblici ministeri, allora come la mettiamo con i giudici dell’appello nei confronti dei giudici di primo grado? Non sono colleghi? Per l’appello contro una sentenza di primo grado ci si rivolge a droghieri o ingegneri? A rigore ci vorrebbe un’altra separazione delle carriere in cui distinguere i magistrati di primo da quelli di secondo grado, e ancora un’altra separazione per la Cassazione, senza dimenticare le carriere dei gip che intervengono in una fase delicatissima del processo. Tutti colleghi tra loro, giusto? Però, a contraddizione stridente con quanto appena separato, l’Alta corte di disciplina vede di nuovo riunite le due carriere nel procedimento disciplinare. Un esempio clamoroso di sciatteria legislativa».
A proposito di sciatteria legislativa: come funzionerà per i magistrati il ricorso in Cassazione dopo un’eventuale sentenza davanti all’Alta corte?
«Piacerebbe saperlo anche a me. Tutto ruota attorno a un avverbio. La riforma costituzionale prevede che i magistrati possano fare ricorso “solo” all’Alta corte. Ma allora, se le parole hanno un peso, per essi non vale l’articolo della Costituzione che prevede la possibilità per tutti i cittadini di fare ricorso in Cassazione. Se passerà questa riforma, prevedo molto lavoro per la Corte costituzionale».
Il presidente Augusto Barbera sostiene che il ricorso in Cassazione resterà valido perché è implicito.
«Mi sembra un tentativo di salvare il salvabile. Di certo se si eliminerà per i magistrati e solo per loro il ricorso in Cassazione, s’indebolisce lo Stato di diritto».
Che pensa dei toni della campagna referendaria, tali da costringere il presidente della Repubblica a intervenire?
«La campagna stava assumendo toni del tutto incompatibili con la compostezza istituzionale. Da tempo ripeto di smetterla di giocare con la Costituzione, che è un patrimonio immenso di civiltà giuridica. Sono vent’anni che assistiamo a tentativi sgangherati di modifica. La Costituzione è cosa troppo seria. È l’eredità che i Padri costituenti ci hanno lasciato dalle macerie della Seconda guerra mondiale».
Articolo su La Stampa del 10 marzo 2026
