Fondazione Giorgio La Pira – 19 aprile
2 GIUGNO: VALORIZZARE CHI COSTRUISCE PACE SENZA LE ARMI
«Valorizzare il 2 giugno la presenza nelle manifestazioni di coloro che costruiscono la pace attraverso l’impegno disarmato». Anche la Fondazione La Pira aderisce all’appello lanciato dalla società civile tramite le pagine del quotidiano «Avvenire». La proposta a 80 anni dal referendum del 1946, che fece nascere la nostra Repubblica, era stato lanciato da cinque personalità: Luigi Bruni, Livia Cadei, Elena Granata, Tommaso Greco e il giornalista Carlo Cefaloni. Propongono di sostituire quest’anno la consueta parata militare con un corteo senza armi e divise, facendovi partecipare rappresentanti delle scuole, degli ospedali, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale.
La Fondazione ringrazia i promotori dell’iniziativa per «il rimando a La Pira e al suo famoso discorso del 12 aprile 1954 a Ginevra sul valore storico delle città, sulla loro appartenenza alle generazioni future e sul diritto di esse a non essere distrutte dagli Stati». Sulla «scia di quel discorso La Pira operò incessantemente per tutta la sua vita, attraverso un’opera di infaticabile tessitura di relazioni personali e istituzionali, come sindaco di Firenze, parlamentare e come presidente della “Federazione mondiale della città unite”, promuovendo costantemente la via negoziale come unica strada per favorire un processo permanente di pacificazione».
«Restiamo sospesi sull’abisso davanti ai numeri degli investimenti in armamenti sempre più sofisticati», prosegue la nota della Fondazione La Pira. «La paura può condurre, paradossalmente, alla guerra nucleare. Occorre dunque non smarrire il coraggio: i tempi della storia non sono i nostri. Così, un costituente come Giorgio La Pira si è sempre ribellato ai teorici dell’equilibrio del terrore, favorendo percorsi di riconversione dell’industria bellica in produzione civile e promuovendo il dialogo internazionale e l’alleanza planetaria tra le città e le civiltà, che “hanno il diritto di non essere distrutte e appartengono alle generazioni future”».
