| L’approvazione avviene nel contesto della guerra contro l’Iran, che Israele continua nonostante la sospensione degli attacchi da parte degli Stati Uniti per favorire un negoziato mediato dal Pakistan. In realtà, dal 7 ottobre 2023 – giorno dell’attacco di Hamas nel sud del Paese – Israele non è mai uscito da uno stato di guerra permanente: mobilitazione continua, due fronti aperti (Iran e Libano) e un impegno militare massiccio nella Striscia di Gaza che rischia di diventare difficilmente sostenibile. A lanciare l’allarme è stato il capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, che durante una recente riunione del gabinetto di sicurezza avrebbe avvertito che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) “rischiano di collassare su se stesse” sotto il peso delle crescenti esigenze operative e della carenza di personale. “Vi indico dieci segnali d’allarme”, ha detto ai ministri, sottolineando la necessità urgente di nuove misure: una legge sulla coscrizione, una sul servizio di riserva e l’estensione del servizio obbligatorio. In assenza di interventi, ha avvertito, “le IDF non saranno più pronte nemmeno per le missioni di routine e il sistema di riserva non reggerà a lungo”. Il problema è strutturale. Nell’ultimo anno il governo ha intensificato la creazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, aumentando il fabbisogno di forze sul terreno, mentre la riforma per estendere la coscrizione obbligatoria anche ai cittadini ultraortodossi è rimasta bloccata dall’opposizione dei partiti religiosi. Il risultato è una crescente divaricazione tra obiettivi politici e capacità militari: “Non si può pretendere l’annessione, la colonizzazione e la vittoria totale – ha scritto Zamir – e poi lasciare che le IDF crollino per mancanza di soldati”. |
| Il commento Di Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor “I numeri dimostrano che la legge non è stata votata solo dai partiti del governo, ma anche da alcuni d’opposizione. È il culmine di un militarismo che va oltre quello legale delle forze armate. La negazione collettiva di ciò che è accaduto a Gaza, la diffusione delle armi: un numero crescente d’israeliani non esce di casa senza il fucile mitragliatore a tracolla. Un’esibizione sproporzionata all’eventuale minaccia e alla presenza delle forze di sicurezza legali. Può un paese che accetta tutto questo, continuare a dichiararsi ‘l’unica democrazia del Medio Oriente’”? |
